Analisi degli elementi primari della pittura

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Quadri di Wassily Kandinsky »

Non mi è possibile, in un breve articolo, affrontare a fondo un argomento così vasto.
Le idee che riassumo qui avranno dunque un carattere inevitabilmente schematico.
Questo schema non è altro che una radice, da cui gli sviluppi ideologici diversi sono necessariamente esclusi.
Oggi, nella situazione "caotica" che è propria della nostra epoca, è possibile distinguere varie manifestazioni dell'ordine in diversi campi, nell'arte in generale e nella pittura in particolare.
Quest'ordine si manifesta specialmente nella pittura grazie ai rinnovati tentativi di edificare ex novo una teoria pittorica, prendendo l'avvio da principi per sfociare in un "trattato di composizione."
È vero che l'inclinazione verso la teoria sembra a molti molto dubbia, se non pericolosa e addirittura nefasta.
Non soltanto gli storici, ma gli artisti stessi si ritraggono dinanzi alla riflessione, dinanzi alla "cerebralità," temendo di mettere a repentaglio l'"invenzione" pura, e di determinare così la fine di ogni arte.
Taluni artisti sono d'altra parte così convinti dell'importanza del procedimento teorico da spingersi addirittura al rifiuto della fase intuitiva.
Anche qui lo stato anormale del pensiero moderno ha rotto l'equilibrio delle due fasi: intuizione e riflessione.

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- ripetizione di una linea retta con mutamento di peso

- ripetizione di un angolo

- la ripetizione opposta di un angolo genera un piano

- ripetizione di una linea curva

Si può ammettere con assoluta certezza che i grandi periodi artistici ebbero teorie artistiche pienamente sviluppate, di cui si continuano a scoprire ancor oggi taluni piccoli residui.
Il periodo "accademico" anteriore all'impressionismo possedeva sicuramente i rari frammenti di un trattato di composizione trasmesso dal passato, ma ne fece un'applicazione del tutto meccanica, che non poteva sfociare in organismi plastici veramente vitali.
La prima pietra della teoria, oggi ancora giovane, degli impressionisti fu posata in modo più o meno inconsapevole.
Il principio fu sviluppato dai neoimpressionisti (Signac ha pubblicato la prima opera teorica in materia) e l'evoluzione continuò grazie all'espressionismo, al cubismo e ad altri "ismi".
La pittura astratta sarebbe stata chiamata a dare a queste prime teorie una base chiarissima e un metodo di creazione e di realizzazione particolarmente ben definito.
La teoria fu condotta a questa chiarezza indispensabile nella sua base e nel suo metodo dalla considerazione del carattere oggettivo dei procedimenti pittorici.
Già oggi siamo in diritto di supporre che la teoria della pittura sia entrata in una via scientifica per sfociare senza alcun dubbio in un insegnamento preciso.
La teoria dovrà:

  1. stabilire un vocabolario ordinato di tutti i vocaboli attualmente sparsi e snaturati;
  2. fondare una grammatica che contenga regole di costruzione.

Gli elementi plastici saranno riconosciuti e definiti allo stesso modo dei vocaboli nella lingua.
E, come nella grammatica, saranno stabilite regole di costruzione. In pittura, alla grammatica corrisponde il trattato di composizione.

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- ripetizione di curve opposte, nuova creazione di un piano

- ripetizione di una retta con ritmo centrale

- ripetizione di una curva con ritmo centrale

La pittura astratta cerca dunque di raggruppare questi elementi, ossia:

  1. precisare gli elementi primari e designare quelli, più differenziati e complicati, che ne emanano: parte analitica;
  2. definire le leggi possibili dell'ordinamento di questi elementi in un'opera: parte sintetica.

L'elemento primario della forma disegnata è il punto, che è indivisibile.
Tutte le linee emanano organicamente da questo punto:

A. Linee:

I. Rette:
a) orizzontali,
b) verticali,
c) diagonali,
d) diritte.
II. Angolari o quadrate:
a) geometriche,
b) libere, nelle direzioni orizzontale, verticale ecc.
III. Curve:
a) geometriche,
b) libere, nelle direzioni indicate in II.

B. Figure piane:

  1. Triangolo,
  2. quadrato,
  3. cerchio,
  4. figure più libere di queste tre fondamentali,
  5. superfici libere, che non derivano dalla geometria.

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- ripetizione di una curva che viene suddivisa da una curva accompagnante

- ripetizione opposta di una curva

Insisto sul carattere del tutto relativo dell'espressione "disegno," che ho scelto a causa delle forme seguenti: la forma del disegno è, in ultima analisi, plastica, considerando che "contorno" e "colore" sono, in pittura, elementi equivalenti.
In teoria i due tipi devono nondimeno esser distinti.
Gli elementi del disegno e gli elementi plastici sono tra loro in una relazione organica costante.
Questa relazione si riconosce dalle tensioni, le quali non sono altro che le forze interne degli elementi.
Queste forze interne, che chiamo tensioni, sono forze esclusivamente attive, nella teoria come nella pratica.

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- tensioni centrifughe

- distribuzione di pesi.

In un elemento isolato il più possibile, la tensione deve essere considerata come assoluta.
In composti di due o più elementi le tensioni assolute continuano a sussistere, ma acquistano un valore relativo.
Questi valori relativi sono tra gli unici mezzi espressivi della composizione, ossia servono all'oggetto come mezzo unico, ed esso si esprime attraverso di essi.
Posso dare qui solo alcuni esempi della relazione organica tra la forma dipinta e la forma disegnata, senza specificarne ulteriormente le ragioni.
( il lettore troverà uno sviluppo più approfondito nel mio libro Punto e linea nel piano)
Faccio osservare espressamente che queste relazioni, che in linea di principio sono immutabili,

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possono essere considerate solo teoricamente.
Nella pratica le forme plastiche e le forme disegnate possono essere combinate diversamente e in tutti i modi possibili, cosa che conduce a conseguenze importanti.
Considerando tali relazioni teoricamente, il triangolo è sempre giallo.
Nella pratica questa combinazione da: 1 (valore assoluto del triangolo) + 1 (valore assoluto del giallo) = 2.
Un triangolo blu darà:
1 (triangolo) + 1 (giallo) + 1 (valore addizionale dell'"armonico") = 3.
La prima combinazione è colorata per così dire di "lirismo," la seconda di "drammaticità."
Entrambe sono possibili in pratica ma, essendo diverse nei risultati, devono essere utilizzate con esatta cognizione a seconda della natura del contenuto.
II contenuto non è altro che la somma delle tensioni organizzate.
Da questo punto di vista si scopre l'identità originaria delle leggi della composizione in tutte le arti, nell'ipotesi che le arti non possano rappresentare materialmente il loro oggetto se non attraverso reazioni organizzate.
Qui si trova anche la soluzione di un'opera "sintetica" del futuro e qui diventa chiaramente riconoscibile in che modo l'opera sintetica sia andata perduta in passato.
Da questo punto di vista si scopre inoltre l'intima relazione esistente fra arte e natura: come l'arte, anche la natura "lavora" con mezzi propri (anche in natura l'elemento primario è il punto) e già oggi si può supporre con sicurezza che la radice delle leggi della composizione sia la stessa nell'arte come in natura.
La relazione tra arte e natura (o l'oggetto," come si dice oggi) non consiste nel fatto che la pittura non arriverà mai a fare a meno della rappresentazione della natura o dell'oggetto, ma nel fatto che entrambi i "campi" realizzano le loro opere in modo simile o uguale e che esse, una volta formate e capaci di una vita autonoma, devono essere prese come sono.
Dessau, marzo 1928


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