Conan il barbaro

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Conan il Barbaro

di Giovanni Scalambra

Il Guerriero barbaro di Buscema, un riuscito impasto di rabbia, muscoli e violenza che regalò al personaggio una popolarità straordinaria.

(01-02-2002) In un'era lontana e favolosa, un'epoca dove convivono maghi e demoni, incantesimi e orrori, Conan il Cimmero conduce un'esistenza all'insegna dell'avventura e della straordinarietà.
Occhi bui, capelli corvini e corpo nato per combattere, l'invincibile barbaro non risparmia nelle sue peregrinazioni momenti di inaudita violenza seguiti da attimi di malinconia e cupezza, sempre proteso a calpestare troni, ammaliare fanciulle e sconfiggere nemici.
Personaggio complesso e atipico ed emblema per eccellenza del fantasy a tinte forti, Conan nasce nel 1932 dalla fervida immaginazione dello scrittore americano Robert E. Howard ("Kull il conquistatore", "Red Sonja"), un autore eccezionale (scomparso a soli 30 anni) capace di segnare il genere "spade e magia" con storie di forte impatto emotivo.
Le sanguinarie battaglie del suo parto più famoso e apprezzato sono ambientate nel violento mondo di Hyborea, leggendaria terra di reami, barbari e stregoni in cui, come insegna lo stesso protagonista, ogni uomo può diventare eroe. Guerriero invincibile e predone feroce, Conan racchiude in sé le sfaccettature più istintive dell'animo umano: il Cimmero sa essere spietato con gli avversari, leale sino al parossismo nei confronti degli amici e assolutamente ingestibile davanti al fascino malizioso di una bella donna (meglio se fasciata in abiti succinti...).
Un personaggio in apparenza troppo fuori dagli schemi per influenzare un universo solido e intoccabile come quello Marvel, fabbrica di supereroi e poteri soprannaturali che però, all'inizio degli Anni Settanta (dopo i fasti della Silver Age in cui avevano spopolato Jack Kirby e Stan Lee), viveva un momento di crisi nelle vendite, tanto da ragionare sulla possibilità di affiancare agli uomini in calzamaglia protagonisti nuovi ispirati alle icone della tradizione horror, fantascientifica e, appunto, fantasy. La decisione di puntare sull'adattamento a fumetti di "Conan the Barbarian" rappresentava una scelta coraggiosa, quasi un'intrusione difficile da controllare nella struttura lineare e ben definita della Marvel, ma visti i tanti riscontri positivi avuti dai lettori nel corso degli anni, l'azzardo si rivelò un evento fondamentale per la crescita e maturazione della Casa delle Idee, vista soprattutto l'importanza extrafumettistica che il personaggio avrebbe assunto col tempo (memorabili i film di John Milius con protagonista Arnold Schwarzenegger).
Le prime avventure di Conan furono affidate a Roy Thomas ("I Vendicatori"), uno degli sceneggiatori più quotati dell'epoca (e probabilmente quello che ha meglio trasferito su carta il clima magico delle storie di Howard), e al disegnatore inglese Barry Windsor Smith, che grazie al suo tratto raffinato ed elegante diede vita ad un eroe duro dai lineamenti gentili, atletico ma non titanico, fotografato in tavole ricche di luci, ombre e suggestioni pittoriche. L'arrivo di John Buscema alla guida della testata provocò un piccolo cataclisma: la sua interpretazione del guerriero barbaro fu antitetica rispetto a quella di Windsor Smith, più potente e selvaggia, un riuscito impasto di rabbia, muscoli e violenza che regalò al personaggio una popolarità straordinaria. Non è un caso se la fantasia popolare tende ancora oggi a riconoscere nell'eroe muscoloso del grande Buscema il vero e unico Conan.
Dopo il successo degli Anni Ottanta, nei quali furono dedicate al Cimmero addirittura tre testate, la crisi del mercato che colpì il mondo del fumetto americano nell'ultimo decennio non risparmiò neppure il genere fantasy, e per Conan arrivò il tempo dell'oblio, nonostante la sua figura imponente abbia continuato a stimolare l'immaginazione di tanti lettori in ogni angolo del globo.


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