Dizionario dei Proverbi - Casa
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[ Casa | Compagnia, buona e cattiva | Condizioni e Sorti disuguali | Conforti ne' mali | Consiglio, Riprensione, Esempio | Contentarsi della propria sorte | Contrattazioni, Mercatura | Coscienza, Gastigo dei falli | Costanza, Fermezza | Cupidità, Amor di se stesso ]
Casa
A ogni uccello suo nido è bello--e
Ogni uccello canta meglio nel suo nido che in quello degli altri--eBasta quella casa che un battitor sol ha.Ogni uccello fa festa al suo nido--e
Ogni formica ama il suo buco--e
Ogni volpe ama la sua buca (o la sua tana)--e
Ogni tristo cane abbaia da casa sua.
Battitore è il martello che si usava alle porte di casa. <Buona cosa è la messa udire, ma meglio la casa custodire.> beata quella famiglia che è unita e non ci sono divisioni, e quindi un battitore o martello serve a una sola famiglia: due o più essendo necessari se la famiglia è divisa--e Tutto fai, ma la casa con due porte mai--e
Se vuoi guardar la casa, fai un uscio solo--e
La porta di dietro è quella che ruba la casa.
Detto per le donne.Capannella dove si ride,
e non Palazzo dove si stride.
Proverbio lombardo.Casa compìta, nell'altra vita.
In questa non se ne viene mai a fine.Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia.
A ognuno piace, comunque piccola, la casa sua; ed anzi, se piccola, riesce all uomo più veramente sua, e vi si sta più al largo.Casa mia, donna mia, pane e aglio vita mia--e
Casa sua, vita sua.Casa mia, mamma mia.La vita in casa si vive; e fuori di casa, o con la fatica si procaccia, o si dimentica nelle distrazioni: quel che l'uomo è, vedilo in casa; la casa la famigìia fanno il bene o il male della vita.
In casa sua l'uomo si tiene sicuro, come il bambino sotto la mamma: la casa è cara come la mamma, e sono quelli i migliori affettieCasa nuova, chi non ve ne porta non ve ne trova.Legami mani e piei, e gettami tra' miei.
Casare, Casare, suona bene e porta male,
Casare qui vale metter su casa--eCasa senza abitanti nido di topi.A chi fa casa (o s'accasa) la borsa resta rasa.
Cattivo è quell'uccello che rivela il proprio nido.
Chi è a dozzina, non comanda.
Chi ha buon catenaccio all'uscio non ha paura de' Birri.
Chi ha il mal vicino, ha il mal mattutino--e
Chi ha il buon vicino, ha il buon mattutino.Chi non cura sua magione, non è uomo di ragione.Casa che ha il buon vicino, val più qualche fiorino.
Chi non ha casa, l'accatta.
Chi non ha casa, non ha contrada.
Chi vuol la casa monda, non tenga mai colomba.
Dio ti salvi da un cattivo vicino, e da un principiante di violino--e
Né mulo, né mulino, né fiume, né forno, né signore per vicino.È meglio esser il primo a casa sua, che il secondo a casa d'altri--e
(Vedi Illustrazione IV).Gli uccelli che sono nel suo nido a tutti si rivoltano.È meglio esser capo di lucertola, che coda di dragone, (o capo di gatto, che coda di leone, o capo di luccio, che coda di storione).
Nota gli animali domestici o nostrali contrapposti sempre a quelli che a noi sono forestieri.
In casa sua ciascuno è re--e
Ognuno è padrone in casa sua.Innanzi il maritare, abbi l'abitare.
La bella gabbia non nutrisce l'uccello.
La casa e la moglie si godono più d'ogni altra cosa.
La vicinanza è mezza parentela.
L'ulivo benedetto, vuol trovare pulito e netto.
Quando per la festa dell'ulivo e le case sogliono benedirsi.Monte, porto, città, bosco o torrente,
abbi se puoi per vicino o parente--e
Piè di montagna, porto di mare, fanno l'uomo porfittare.Più vale il fumo di casa mia che l'arrosto dell'altrui.
(Vedi: Mutar paese.)
Compagnia, buona e cattiva
A chi usa collo zoppo, gli se n'appicca--o
Chi pratica lo zoppo impara a zoppicare--eChi trovò il consiglio, inventò la salute.Chi vive tra lupi, impara a urlare--e
Chi va a letto co' cani, si leva colle pulci--e
Chi tocca la pece, s'imbratta--e
Chi si frega al ferro, gli s'appicca la ruggine--e
Chi s'impaccia (o chi cucina) colle frasche, la minestra sa di fumo.
Frasca, fraschetta è propriamente la donna vana, la civettòla. Ma nel proverbio s'intende anche dell'uomo sconclusionato o del mettimale e dell'imbroglione.Anco gli apostoli ebbero un Giuda.Quando a un negozio qualunque molti debbono partecipare, è raro che tutti stieno saldi nel proposito o che mantengano il segreto.Buona compagnia, mezza la via--ePrima cerca il compagno e poi la strada--eCane non mangia cane--eNella buona compagnia non ci sta malinconia.
Corvi con corvi non si cavano gli occhi.Chi accarezza la mula, buscherà de' calci.Chi s'accosta allo stizzolo, al capriccioso, al malefico, si può aspettare di non passarla liscia, e prima o poi di toccarne.Chi disse star con altri, disse star sempre in guai.Ma che può l'uomo star sempre solo? e se con gli altri non sa vivere, la metà delle volte è colpa sua, e l'altra metà se la dividono i compagni.Chi ha compagnia ha signoria--oChi ha compagnia ha padrone.Chi ha il lupo per compare, porti il cane sotto il mantello--eChi ha la volpe per comare, porti la rete a cintola.Chi loda San Pietro, non biasima San Paolo.Chi meglio ci cuoce, peggio ci manuca.
Quegli che sono più accosti a noi, ci sono peggiori nemici: quelli che da principio sono con noi vengono infine a farci male.Chi molto pratica, molto impara--eChi pratica impara, e guadagna sempre.Chi sta con fanciulli s'imbratta la camicia.E' vi sono uomini fanciulli; e quel che è peggio fanciulli che non vanno a scuola.Chi va al mulino, s'infarina--eChi fugge la mola, scansa la farina.Compagnia d'uno, compagnia di niuno; compagnia di due, compagnia di Dio; compagnia di tre, compagnia di re; compagnia di quattro, compagnia da matti--eChi schiva le male pratiche, scansa le macchie del vizio.
Due bene, tre meglio, quattro male, e cinque peggio.Compagno non toglie parte.Il pigliare un compagno ne' negozi o traffici non scema l'utile. (SERDONATI).Con un solo bue non si può far buon solco--eUno da sé non può far nulla--eDoglia comunicata è subito scemata.Con la sola farina non si fa pane--e
Assai mane fan presto il pane.
Può essere l'epigrafe della divisione del lavoro e dell'associazione nel medesimo.
Da' del tuo al diavolo, e levatelo di torno.
Di casa la gatta il topo non esce a corpo pieno.
Dimmi chi pratichi, e ti dirò chi sei.
<Dio fa gli schiocchi, e loro s'accompagnano.>. Dov'è popolo è confusione.
Popolo, compagnia molta; ma può valere anche nel politico.Dove molti galli cantano non si fa mai giorno.Dove son molti, son degli stolti.
Due piedi non istanno bene in una calza.
Duro con duro non fa buon muro.
Due volontà ostinate non possono mai convenire insieme né far cosa buona. (SERDONATI).Gli storni son magri perché vanno a stormi.Dicesi quando essendo molti a fare un medesimo mestiere, tutti fanno poco guadagno.I Giudei non istanno bene co' Samaritani.E proverbialmente mescolare gli Ebrei co' Samaritani; di uomini e cose molto disuguali e repugnanti tra loro.Il buono fa camera col buono.Il cane in chiesa fu sempre il mal venuto.
Il carbone o scotta o tinge.
Il ladro sta bene col malandrino.
Perché i ladri stan ben col malandrino. (BERNI, Orlando.)In chiesa co' santi, e all'osteria co' ghiottoni.I troppi cuochi guastano la cucina (o la minestra)--e
Due non accesero mai lume.La buona compagnia è mezzo pane--eAccompàgnati con chi è meglio di te, e fagli le spese.La camicia che non vuole star teco e tu stracciala.La mala compagnia fa cattivo sangue.
La mala vicina dà l'ago senza il filo.
Le cattive compagnie conducono l'uomo alla forca.
L'ospite e il pesce in tre giorni puzza.
Meglio soli che male accompagnati.
Meno siamo a tavola, e più si mangia.
Non ti far capo della compagnia,
perché è il capo che paga l'osteria.La responsabilità verso la compagnia e verso i terzi cade tutta su di lui.Ogni difforme trova il suo conforme.Ogni simile appetisce il suo simile.
Per un peccatore perisce una nave.
Poca brigata, vita beata.
Quando i furbi vanno in processione, il diavolo porta la croce.
Saluti di sbirri giustificano la persona.
Simili con simili, e impàcciati co' tuoi.
Soli non si starebbe bene nemmeno in Paradiso.
Tal guaina, tal coltello.
Cioè simile con simile; e si prende in cattiva parte.Tanto è ladro chi ruba che chi tiene il sacco--eAnche chi tiene il piede aiuta a scorticare--eTra 'l cuoco e il canavaccio non è mai nimicizia.Tanto è tenere che scorticare.
Tre fili fanno uno spago.
Vis unita fortior.Tre furfanti fanno una forca.Trista a quella pecora che ritorna al branco.
Una pecora infetta n' ammorba una setta--e
Una pecora marcia (o rognosa) ne guasta un branco--eUno e nessuno è tutt'uno. Condizioni e Sorti disugualiUna pera fradicia ne guasta un monte.
Uvaque conspectá livorent ducit ab uvˆ. (GIOVENALE.)
Come avviene in questi anni.Ai cani e ai cavalli magri vanno addosso le mosche--ovvero
Le mosche si posano sopra alle carogne.Ai peggio porci vanno (o toccano) le meglio pere.Al leone sta bene la quartana.
Il forte non teme il male, ed anzi gli può giovare qualcosa che lo moderi, lo attutisca, lo frolli, lo temperi, lo ritenga dall'abusare la forza.Al maggiore deesi l'onore.Contra majorem nemo præsumit honorem. (ACCURSIO).Al più potente ceda il più prudente.Altri hanno mangiato la candela, e tu smaltisci lo stoppino.
A nave rotta ogni vento è contrario.
Anche la mosca ha la sua collera--e
La mosca tira i calci come può.Anche un pagliaio è grande, e se lo mangia un asino.Quel Dio, che l'ire ha date al verme istesso ecc. (NICOLINI.)
A piccol forno poca legna basta--e
Non si sazia meno una formica per un granel di grano, che si faccia un leofante per dieci staia--eA rubar poco si va in galera--eGran nave vuol grand'acqua--e
A gran lucerna grosso stoppinoe Grasso monaco, grasso vitello.
S'impiccano i ladrucci, e non i ladroni.Cent'oche ammazzano un lupo.Così dicevano l'indiano al magno Alessandro, che di rubare se ne intendeva.
Il grido dei molti imbelli ed inermi fa stare a segno anche il violento.Chi contender non può spesso ha contesa.Perché molti, conoscendo la debolezza e dappocaggine sua, gli fanno l'uomo addosso. (SERDONATI).Chi divide la pera (o il mèl) coll'orso, n'ha sempre men che parte.Chi fa male, guadagna un carro di sale, e chi fa bene guadagna un carro di fieno.
Chi fila porta una camicia, e chi non fila ne porta due.
Chi ha buona cappa, facilmente scappa.
È detto dei ricchi o degli uomini potenti che trovano spesso delle gretole e scappano via e non sono gastigati. Simile all'altro:Chi ha denari e prati, non son mai impiccati--eI poveri s'ammazzano, e i signori s'abbracciano--e
Gli stracci (o i cenci) vanno all'aria.
Cioè i poveri son quelli che ne toccano: per esempio, uno del popolo che s'intricasse in qualche setta, o in modo qualunque nelle faccende dei grandi, farà le spese alla giustizia, mentre che gli altri si salveranno--perché
I poveri sono i primi alle forche, e gli ultimi a tavola--eChi ha denti, non ha pane; e chi ha pane, non ha denti--eChi pratica co' gran maestri, l'ultimo a tavola e il primo a' capestri.
Gran maestri è come dire gran maliscalchi, gran barbassori, gran personaggi.
Il grano va a chi non ha sacca--eChi ha il capo di cera, non vada al sole.Chi tanto e chi niente.
Chi è debole di forze non s'esponga a' pericoli.Chi ha meno ragione, grida più forte,per soverchiare gli altri; talché si dice:Chi le tocca son sue.Chi più urla ha più ragione.
Le busse; nessuno poi gliele leva.Chi lavora fa la gobba, e chi ruba fa la robba.Chi lavora lustra, e chi non lavora mostra.
Del lavoro dello artefice si fa poi bello l'uomo ozioso.Chi non ha che perdere, sempre perde.I contadini poveri (dice il Serdonati, e così era a tempo suo) sono spesso comandati a lavori del Principe e de' Padroni, dove son mal pagati, e perdono il tempo e le fatiche loro.Chi non ha forza abbia la pelle dura.Si riferisce anco al morale: chi non ha virtù di sopportare un affanno, preghi Dio di averne pochi, o non sentire quelli che ha.Chi peggio fa, meglio l'accomoda.Davvero? ma fortuna che in cento altri luoghi di questo libro si leggerà il contrario. Qualche volta l'accomanda: ma quanto dura il rammendo?Chi perde ha sempre torto.L'opinione universale piega sempre dalla parte che rimane al di sopra--eChi più ne fa è fatto priore (o papa).Chi perse fu sempre dappoco--e
La colpa è sempre degli offesi--e
Chi perde, si gratti.
Coda corta non para mosche.
Comandi chi può, e obbedisca chi deve.
Contro la forza (o il fatto) ragion non vale--e
La forza caca addosso alla ragione.Disegno di pover uomo, mai non riesce.Dove molti peccano, nessuno si gastiga.
Dove va il padrone, può ire il servitore.
È più fatica voler fare il signore senza sostanze che lavorar tutto il giorno.
Gli sfacciati son sempre fortunati.
I granchi vogliono mordere le balene.
Si dice quando un piccolo o di poca forza si vuol mettere a contrastare con un grande e gagliardo; quando il debole se la piglia col potente.Il barbiere non si contenta del pelo.Il buono a qualcosa è l'asino del pubblico.
Cioè, chi è buono a qualcosa, è condannato a fare per chi non è buono a nulla--perchéIl cuculo fa l'ova nel nido della sterpazzuola.La dritta è serva della mancina.
Il ferro lima il ferro.
Il leone ebbe bisogno del topo.
Il piccolo fa il grande, e il grande fa il piccolo.
Gli Economisti dicono: l'operaio fa il capitalista e viceversa e ciò in tutte le industrie umane sì in grandi che in piccole proporzioni. (Proverbi ven.)Il piccolo fa quel che puole, il grande quel che vuole.I più buoni son messi in croce.
Il padrone non va per l'acqua.
Cioè, non si vuole incomodare.Il pesce grosso mangia il minuto--ovveroI pesci grossi mangiano i piccini.Il più ciuco è fatto priore.Ira senza forza, nulla vale--e
Corruccio è vano senza forte mano.La catena tanto lega il padrone quanto lo guarda.Catena qui vale Catenaccio, e significa: il padrone esser legato dalle sue proprie difese; nel guardarsi essere servitù e miseria.L'aquile non fanno guerra a' ranocchi--eL'aquila non piglia mosche.La capra non contrasta col leone.Il forte, quand'è anche generoso, non se la piglia contro a' deboli, e non attende a cose vili.
La mosca pungendo la tartaruga si rompe il becco.
La morte de' lupi è la salute delle pecore.
La nave non va senza il battello (o senza il brigantino).
Il debole segue il forte, il cliente il proteltore. E delle cose:L'elefante non sente il morso della pulce.Il più tira il meno.
Laonde:
Dove va la nave può ire il brigantino.
Vale che dove ne va il più, ne può andare anche il meno--e
Ogni prete può menare il cherico.
Le leggi sono come i ragnateli.
Che le mosche vi rimangono, e i mosconi gli sfondano--eLe secchie si mettono a combattere col pozzo, e ne portano la testa rotta.I mosconi rompon le tele de' ragni.
Morso di pecora non passa mai la pelle.
Non a tutti vola il gufo.
Non si sente le campane piccole quando suonano le grandi.
Ogni uomo è uomo, e ha cinque dita nelle mani.
Ognuno ha da fare nel grado suo.
Ci sono degli affanni o dei sopraccapi o degli impicci in ogni condizione ed in ogni stato.Piccola pietra gran carro riversa--ePiccola scintilla può bruciare una villa--eQuanti vanno alla forca che non n'han né mal né colpa!--ePiccola spugna ritiene acqua--e
Piccolo ago scioglie stretto nodo--e
Piccole ruote portano gran fasci--e
Piccolo vento accende fuoco, e il grande lo smorza--e
Una piccola catena muove un gran peso.
Il giusto ne soffre per il peccatore.Sapienza di pover uomo, bellezza di p... e forza di facchino non valgono un quattrino.Spada in bassa mano, non è senza taglio.
Tanto mangia il povero quanto il ricco.
Cioè: tanto ha bisogno di mangiare.Uno fa i miracoli, e un altro raccoglie i moccoli--eUno fa le veci, e l`altro ha le noci--eUno ordisce la tela, e l'altro la tesse.Uno leva la lepre, e un altro la piglia--e
Uno semina, e un altro raccoglie.
Che la tela ordisce un, l'altro la tesse. (BERNI.)Un uomo ne val cento (o mille), e cento non ne vagliono uno.(Vedi Mestieri, professioni diverse.)
Conforti ne' mali
Chi non sa soffrire, non sa vivere.
Dietro al monte c'è la china.
Dio manda il freddo secondo i panni.
<Dio non manda mai bocca, che non mandi cibo.>--e Dio manda l'agnello e poi il suo praticello--e
Dio manda la neve con la luna.
Questo è dei Salmi, benché ivi stia in altro senso.
Dio non manda se non quel che si può portare.
Dopo il cattivo ne viene il buono.
D'un male nasce un bene--e
Non c'è male senza bene.È buona quando si può contare.Gioia e sciagura sempre non dura.
Gli scarpelli, la pietra la gli sciupa, e la pietra la gli accomoda.
È dello Zannoni negli Scherzi comici.Iddio solo può consolare, tutto 'l resto è un tribolare.Il male non istà sempre dove si pone (o si posa), se non sopra i gobbi.
Il sempre sospirar molto consola.
Il tempo sana ogni cosa.
I temporali più grossi sfogan più presto.
In fine le s'accomodan tutte--e
Finimondo è per chi muore.La disgrazia ci salva dall'imbarazzo.Crediamo a dir vero sia d'origine straniera; ma è bello, il dubbio essendo morte, e il dolore vita.La matassa quanto più è arruffata e meglio s'accomoda.La provvidenza val più delle rendite.
Miseria confortata non è miseria.
Niente s'asciuga così presto come le lacrime.
Non è mai sì gran morìa, che non campi chicchessia.
Non nevica tutto il verno.
Non si serra mai una porta che non se n'apra un'altra--e
Quando Dio chiude una finestra apre una porta.Non tutte le pecore sono per il lupo.Ogni male ha la sua ricetta.
Pianto per morto pianto corto.
Poco tossico, non attossica.
Quando il caso è disperato, la provvidenza è vicina--e
Ogni domane porta il suo pane.Tutto il male non vien per nuocere.Tutto s'accomoda fuorché l'osso del collo.
Una pulce non leva il sonno.
Una volta corre il cane, e l'altra la lepre.
Una volta corre il tristo, un'altra il buono; alla fine la giustizia ha il suo trionfo.Un'ora di buon sole rasciuga molti bucati.(Vedi: Speranza.)
Consiglio, Riprensione, Esempio
A ben s'appiglia, chi ben si consiglia.
Tanto seco stesso chi è savio, quanto con altri.A cattivo consiglio campana di legno.La campana chiama a consiglio, e se il consiglio dev'essere a male, meglio la campana non si senta.A chi consiglia non gli duole il capo--eIl sano consiglia bene il malato.Al cieco non si mostra la strada--eCioè, facilmente, senza fatica.
Buone ragioni male intese, sono perle a' porci stese.Al prudente non bisogna consiglio.A chi non intende è inutile predicare.
Modo di scusarsi dal dare consiglio; ed è come dire: pensaci da te.Capo lavato, bicchier risciacquato.Lavare il capo ad uno, fargli una lavata di capo, o una risciacquata, sono modi frequentissimi che tutti significano: fare una sgridata, una strapazzata. Queste giovano sovente all'ammonito come al bicchiere giova essere risciacquato.Chi ben vive ben predica.imperocché:Si predica bene e si raccola (o si raspa) male--eContano più gli esempi che le parole.
Alle volte però
Il frate predicava che non si dovea rubare, e lui avea l'oca nello scapolare.Chi dà retta al cervello degli altri, butta via il suo (o può friggersi il suo).Chi meglio mi vuole, peggio mi fa.
È simile aChi non crede alla buona madre, crede poi alla mala matrigna.Chi mi vuol bene mi lascia piangendo, e chi mi vuol male mi lascia ridendo--e
Chi mi vuol bene mi fa arrossire, e chi mi vuol male mi fa imbianchire.
I veri amici dicono il vero, benché talora dispiaccia; ed i piggiatori ungono gli stivali. (SERDONATI).
Chi non accetta il consiglio de' veri amici, cade poi sotto la mano de' cattivi consiglieri.Chi non teme il sermone, non teme il bastone.Chi predica al deserto, perde il sermone.
Chi si consiglia da sé, da sé si ritrova.
Væ soli!Chi segue il prudente, mai se ne pente--e Chi segue il rospo, cade nel fosso--eChi ricorre a poco sapere, ne riporta cattivo parere.
Chi vuol' ire alla guerra o accasarsi, non ha da consigliarsi.
Le cose grandi bisogna farle tutte del suo.Consiglio di due non fu mai buono.
Se non che par, che un proverbio degnoConsiglio di vecchio non rompe mai la testa.
V'abbia assaliti con siffatto tuono,
Che consiglio di due non fu mai buono. (SACCHETTI, Rime).
Detto popolare spesso è un avviso salutare.
Dice più un'occhiata che una predica.
Dono di consiglio più vale che d'oro.
Dove sta un pane, può stare una parola.
Chi ti dà mangiare ti può ammonire.Due teste fanno un quadrello.
È meglio la musica che la battuta.
Meglio esser sgridati che battuti: batter la zolfa, per bastonare, modo toscano.E' sa meglio il pazzo i fatti suoi, che il savio quelli degli altri--ovvero
Più ne sa un pazzo a casa sua, che un savio a casa d'altri .È un gran (o cattivo) sordo quello che non vuole intendere.
Dicesi di chi fa le viste di non udire, per non attendere a far c iò che gli è detto.I consigli e il villano pigliali alla mano.
Se indugi, ti scapperanno.Il consiglio del male va raro invano.
Il consiglio non va lodato, ma seguito.
Il medico pietoso fa la piaga verminosa (o puzzolente).
(Vedi Illustrazione V).Il tignoso non ama il pettine--e
Caval rognoso non vuol lasciarsi strigliare.La predica fa come la nebbia, lascia il tempo che trova.
La pulce ch'esce di dietro l'orecchio col diavolo si consiglia.
Mettere una pulce nelle orecchie vale mettere un sospetto in cuore altrui.Male altrui consiglia, chi per sé non lo piglia--e
Tale dà un consiglio altrui per uno scudo, che nol torrebbe per un quattrino.Non tutte le macchie si nettano con l'acqua calda.
Ogni buon detto è fatto retto.
Ogni pazzo vuol dar consiglio.
Quando è caduta la scala, ognuno sa consigliare.
Quando il guardiano giuoca alle carte, cosa faranno i frati?
Quei consigli son sprezzati che son chiesti e ben pagati.
Quel che ti dirà lo specchio non te lo dirà il consiglio.
Se ciascuno volesse emendare uno, tutti sarebbero emendati.
Se un cieco guida l'altro, tutti due cascano nella fossa.
Sotto consiglio non richiesto gatta ci cova.
(Vedi Illustrazione VI.)--eStiaffo minacciato non fu mai dato.Guardati da chi consiglia a fine di bene.
Suon di campana non caccia cornacchia.
Dicesi di chi fa il sordo. (SERDONATI.)Uomo avvisato, è mezzo salvo.
Come pureVal più una frustata che cento arri là.Uomo avvertito, mezzo munito.
Cogli asini fa meglio il bastone che la voce o l'ammonizione. Quando ero ragazzetto, ho sentito spesso questo proverbio in bocca al mio maestro.Vedono più quattr'occhi che due--e
Sanno più un savio e un matto, che un savio solo.(Vedi: Ostinazione, ecc.)Contentarsi della propria sorteE a Venezia leggiadramente:
Sa più il papa e un contadino, che il papa solo.
A casa stretta come arrivi tu ti assetta.
A chi Dio vuol bene la casa gli piace.
A fame pane, a sete acqua, a sonno panca.
La natura si contenta di poco.Assai è ricco a chi non manca--e
Chi non ha gran voglie, è ricco--eA tutti n'avanza.--eChi il tutto può sprezzare, possiede ogni cosa.
Oh, quante sono le cose delle quali posso fare a meno: disse il filosofo millantatore di se medesimo, entrato che fu nella casa splendida del ricco.
Tutto basta per vivere.Chi è sano e non è in prigione, se si rammarica, non ha ragione.
Chi ha buon pane e buon vino, ha troppo un micolino.
Chi lascia il vicin per un mancamento, va più in là e ne trova cento.
Chi non ha quattrini, non abbia voglie.
Chi non può ber nell'oro, beva nel vetro.
Chi non può far col troppo, faccia col poco.
Chi non può fare come vuole, faccia come può.
Chi non può slungarsi, si scorti.
Chi più brama, più s'affanna--e
Povero è quello che desidera assai--eChi si contenta al poco, trova pasto in ogni loco.Sempre stenta chi mai si contenta.
Chi si contenta, gode.
Col poco si gode, e coll'assai si tribola.
Cuor contento, e sacco al collo.
Quando alcuno si contenta dello stato suo, non importa se anndasse mendicando.Cuor contento, gran talento.
Cuor contento, non sente stento.
Del bene e del mal tôrre, secondo quel che corre.
Dio dice a camparvi non mi sgomento, a contentarvi sì.
E' non è un per cento di sua sorte contento--e
Nessuno dice che il suo granajo è pieno.Il contentarsi di poco è un boccone mal conosciuto.
In tempo di carestia pan vecciato.
Piglia il bene quando viene, ed il male quando conviene.
Poca roba Dio la loda.--e
Poca roba poco pensiero.Se non puoi portare la seta, porta la lana.
Se tu vuoi viver lieto, non ti guardare innanzi ma di dietro.
Guarda quelli che sono in peggiore stato di te.Tutti non possono aver la casa in piazza--e
Non tutti si può star in Mercato nuovo. Cioè, non tutti possono trovarsi nel terreno migliore. Il proverbio ebbe origine da questo, che le famiglie, patrizie fiorentine in antico avevano le loro case nel centro della città, mentre quelle del contado abitavano nei borghi od oltrarno. Udito da un contadino che praticava Firenze dove il Mercato nuovo ha le più ricche botteghe. E sta con l'antico <Tutti non possono stare a messa vicino al prete.> --maOgni casa vede il sole.
Una campana fa a un comune (o a un popolo).
Quando non c'è altro, una cosa può bastare a molti; beneficio dello stare insiemeVal più un buon giorno con un uovo, che un mal'anno con un bue.
(Vedi: Pazienza, Rassegnazione.)
Contrattazioni, Mercatura
A bue vecchio, campanaccio nuovo.
Perché faccia miglior figura.A buona derrata pensaci--e
Da' buon (o da' gran) partìti pàrtiti--eA chi compra non bastano cent'occhi; a chi vende ne basta uno solo.La buona derrata cava l'occhio al villano--e
Sotto il buon prezzo ci cova la frode--e
Le buone derrate vuotano la borsa.
La buona derrata, quando anche non abbia sotto l'inganno, ti vuota la borsa per la facilità del comprare.
Chi vende è pratico della roba sua.A chi fa bottega gli bisogna dar parole ad ognuno.
E peggio:A chi stima non duole il corpo.Artigiano che non mente, non ha mestier fra la gente.
Non ha riguardo a stimare alto, perchéAl caro aggiungi danaro o lascialo.Chi stima, non compra.
Buon mercato inganna chi va al mercato.
Buon pagatore non si cura di dar buon pegno.
Carta canta e villan dorme--ovvero
Carta canti e villan dorma--eCarta vista mal non acquista.Chi bene istrumenta, dorme sicuro--o
Chi ben istrumenta, ben s'addormenta--e
Lettere in carta, denari in arca--e
Lo scritto non si manda in bucato.
Chi baratta, imbratta--e
Chi baratta, ha rozze--eChi ben conta, mal paga.Chi barattò lardo per lardo, tutto sa di garanzino.
Cioè, rancido; perché, trattandosi di bestiame come d'ogni altra merce, sempre si cerca di barattare il disutile che non si potrebbe vendere a contanti, ed è mestiere da imbroglioni.
Chi biasima vuol comperare--e
(Vedi Illustrazione VII.)Chi buon guadagno aspetta, non si stanca.In casa loda, e in mercato biasima.
Malum est, malum est, dicit omnis emptor. (Proverbi.) <
> (MONTAIGNE.)
Chi compra a tempo, vende nove per altri e un per sé.
Chi compra per pagare a tempo, fa un debito; e quando rivende, gli tocca sul prezzo pagare il debito e l'usura.Chi fa mercanzia e non la conosce, i suoi denari diventan mosche.
Chi ha denari da ricuperare, molte gite ha da fare.
Chi mette il suo in sangue, la sera ride e la mattina piange.
Cioè chi traffica in bestiame si trova a delle perdite imprevedute per malattie o altri casi cui van soggette le bestie. Ai contadini però, nonostante questo rischio, è altrove molto raccomandato l'industriarsi sulla stalla.Chi non piglia uccelli, mangi la civetta.
Chi non guadagna, è costretto a mangiarsi il capitale.Chi non fallisce, non arricchisce--e
Quando uno è fallito, è in capitale.
Dei fallimenti dolosi.Fallire far lire.E per ischerzo.
È per quelli che falliscono col morto in cassa.Chi più spende, meno spende.
PerchéChi sa celare in parte i desir suoi,La buona roba non fu mai cara.
compra la merce a miglior prezzo assai.
Chi sa perdere congiuntura, non s'adatti a mercatura.
Chi traffica, raffica.
Chi va alla piazza, se ben non v'ha a far, e' ve n'accatta.
Chi va al mercato e mente, la borsa sua lo sente.
Alcuni fanno il fantino, e dicono d'aver avuto le merci a miglior prezzo che di vero non sono costate, e così pagano la gabella delle bugie e nuocono alla borsa. (SERDONATI.)Chi va in mercato e non è burlato, è sicuro in ogni lato.
Colle lesine bisogna esser punteruolo.
Cogli avari bisogna essere spilorcio.Compra uno e vendi tre; se fai male, apponlo a me.
Cosa cara tenuta, è mezza venduta.
Cosa troppo vista perde grazia e vista.
Omne ignotum pro magnifico est. (TACITO).Dà del tuo a chi ha del suo.
Danari rifiutati non si spendono.
Dov'è il guadagno, si paga volentieri la pigione.
È buon comprare quando altri vuol vendere.
PerchéErrore non fa pagamento.Roba perfetta, mezzo buttata (o tirata) via.
E più genericamente, d'ogni contratto o servigio.
Chi si profferisce è peggio d'un terzo.
Toglie una terza parte del valore alla roba profferta, o a sé medesimo.
È un cattivo (o mal) boccone quello che affoga--e
I meglio bocconi son quelli che strozzano--eI danari fan la piazza.Cattivo quel guadagno che cagiona maggior danno--e
È meglio non acquistar che perdere.
Che il perder l'acquistato è maggior doglia
Che mai non acquistar quel che l'uom voglia. ( BERNI, Orlando).
Piazza è voce tecnica di chi va al mercato, e significa mercato aperto.Il cattivo riscuotitore fa il cattivo pagatore.
Il comprare insegna spendere.
Il fine del mercante è il fallire; e il fine del ladro in sulle forche, morire--e
Gli avari ed i falliti facilmente stanno uniti.In commercio ed in amore sempre soli.
In pelago lodato non pescare.
Le cose che sono stimate buone da tutti, sono da molti occupate.In piazza non aprir mai sacco.
I quattrini dell'avaro due volte vanno al mercato.
Perché comprando cattiva roba ci si torna presto.La bottega non vuole alloggio.
La bottega non vuol gente che vi si fermino a cicalare.La buona mercanzia trova presto recapito.
Si dice anche delle ragazze da marito.La roba va dove vale.
Assioma in cui sta la dottrina del commercio libero.Mercante di vino, mercante poverino; mercante d'olio, mercante d'oro--e
Mercante di frumento, mercante di tormento--eMercante litigioso, o fallito o pidocchioso.Cera, tela e fustagno, bella bottega e poco guadagno--e
Ottone, rame e stagno, assai denari e poco guadagno--e
Olio, ferro e sale, mercanzia reale--e
Pietra, calcina e sabbione, mercanzia da babbione--e
Legna, fieno e cavalli mercanzia da disperati.
Mercante e porco non si pesa che dopo morto.--o meglio
Mercante e porco dammelo morto.Mercanzia non vuole amici.Quanti negozianti di grande credito e tenuti per danarosi furono alla lor morte trovati come falliti!
Non guarda in viso gli uomini; e quando un mercante vi dice <> allora fa pagare la roba più cara.Misura e pesa, non avrai contesa.
Nel mar grosso si pigliano i pesci grossi--e
Nelle grandi acque si pigliano i pesci--eNé muli, né mulini, né compari cittadini, ne luoghi intorno ai fiumi, né beni di comuni, non te ne impacciar mai, ché te ne pentirai.Vai al mare, se ben vuoi pescare.
Nelle città grandi, nei vasti emporii sono occasioni di maggiori guadagni.
Non bisogna sviare (o spaventare) i colombi dalla colombaia.
Cioè gli avventori, i bottegai, e chiunque porti utile o guadagno.Non comprare da chi si fa pregare.
Non resta carne in beccheria per trista che la sia.
Oggi si perde e doman si guadagna.
Pioggia in istrada tempesta in bottega.
La pioggia tiene lontano i compratori.Prima scrivi e poi conta; prima conta e poi scrivi.
Stagione vende merce--e
Il temporale vende merce.Tanto è mercante quello che perde che quello che guadagna.Temporale nella sua più antica significazione vale tempo, congiuntura, opportunità, occasione.
Vendi in casa e compra in fiera.
(Vedi: Debito, Imprestiti, Mallevadorie.)
Coscienza, Gastigo dei falli
A chi è in fallo, l'uno par due.
A chi mal fa, mal va.
A chi vuole male, Dio gli toglie il senno.
Antica massima, improntata di fatalità pagana: ma può anche significare che la prudenza in fine dei conti manca al colpevole; che non si presuma cuoprire coll'arte i falli commessi, e correggerne i mali effetti.Ad ogni tristo il dì suo tristo.
A veder la croce da lontano, il ladro si segna.
La Croce suole porsi a indicare il luogo dove uno è stato ammazzato.Benedetto che si gastiga da se stesso.
Ben va al mulino chi c'invia l'asino.
È nostro il carico e il guadagno, o si facciano da noi le cose o per mezzo d'altri.Chi altri tribola, sé non posa--e
Chi altri agghiaccia, se stesso infredda.Chi di coltel ferisce, di coltel perisce--ovvero
Chi di coltello fere, di coltello pere.Chi è cagion del suo mal pianga se stesso.
Chi cerca trova. e talor quel che non vorrebbe.
Chi delitto non ha, rossor non sente.
Chi è giusto, non può dubitare.
Chi è imbarcato col diavolo, ha a passare in sua compagnia.
Chi è in difetto, è in sospetto--e
Chi è in peccato, crede che tutti dicano male di lui--eChi fa, fa a sé.Chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco.
Chi fa male, odia il lume.
Chi fa quel che non deve, gli intervien quel che e' non crede.
Chi ha arruffato la matassa la strighi.
Chi ha fatto il male, faccia la penitenza--e
Chi ha mangiato i baccelli spazzi i gusci--eChi ha il cul nell'ortica, spesse volte gli formica.Chi ha fatto la piscia a letto la rasciughi--e
Chi imbratta, spazzi--e
Chi è imbrattato si netti.
Chi ha spago, aggomitoli.
Chi è in peccato, scampi fuggendo.Chi ha tegoli di vetro, non tiri sassi al vicino--e
Chi ha testa (o cervelliera) di vetro non faccia a' sassi.Chi la fa, l'aspetti--eE chi ha una scheggia nell'occhio non riprenda il bruscolo nell'occhio altrui: a chi abbia il quale vizio proverbialmente suol dirsi:
Tirati in là, paiolo, che la padella non ti tinga.
Chi mal fa, male aspetta--eChi la fa, la mangi--eQuel che si fa, si rià--e
Chi non falla, non teme--e
Chi non le fa, non le teme.
Chi l'ha fatta, si guardi.Chi mal semina, mal raccoglie--e
Chi mal naviga, male arriva.Chi mal vive, poco vive.
Chi mangia il pesce, caca le lische.
Chi rompe paga, e porta via i ciottoli (ovvero i cocci son sua).
Chi si scusa, s'accusa--e
Difendere la sua colpa è un'altra colpa--eChi non gastiga i delitti ne cagiona dei nuovi.C'è chi risponde anco a chi non lo chiama.
Dinota il sospetto del colpevole, l'excusatio non petita.
Non potrebbe questo proverbio esser principio ad un trattato criminale?Chi non ha coscienza, non ha vergogna né scienza.
Chi pecca in segreto fa la penitenza in pubblico.
Chi soffre, sel merta.
Chi sta alla scolte, sente le sue colpe.
Chi sospetta è in fallo.Chi sta bene con sé, sta bene con tutti.
Come farai, così avrai.
Dappertutto c'è un testimonio.
E se non altri, vi sono la coscienza e Dio.Diavol reca, e diavol porta.
Dimmi la vita che fai, e ti dirò la morte che farai.
Dio acconsente ma non sempre.
Dio lascia fare, ma non sopraffare.
Dio non paga il sabato (aggiungiamo ma a otta e tempo)
ovveroIl gastigo può differirsi, ma non si toglie.Domeneddio non paga a giornate--e
Il giorno che si fa il debito non si va in prigione.
Dove lega la ragione coscienza pugne.
Dove il discorso intoppa, non sa trovare argomenti, la coscienza t'impedisce; e si dice pure:Gran peccato non può star celato.Trist'a quella bocca (o musa) che non sa trovar la scusa.
Guai a quel topo che ha un sol buco per salvarsi!
Guarda alla pena di chi falla.
Il diavolo le insegna fare, ma non le insegna disfare--e
Il diavolo insegna rubare, ma non nascondere--eIl fuoco fa saltare le vespe fuori del vespaio.Il diavolo insegna a far le pentole, ma non i coperchi--e
Il diavolo la fa e poi la palesa.
Il gastigo fa lasciar la stanza del vizio, e il danno presente fa mutar parere. (SERDONATI.)Il lupo avanti al gridare fugge.
Dicesi di quei che fatto alcun male si fuggono prima che la giustizia li scuopra. (SERDONATI.)Il mondo paga chi ha da avere.
In bene e in male.I pensieri sono esenti dal tributo, ma non dall'inferno.
La buona vita fa la faccia pulita.
La coscienza è come il solletico. (Chi lo cura, e chi no).
La coscienza vale per mille accusatori e per mille testimonia--e
La coscienza val per mille prove.La fine del corsale è annegare.
La paura guarda la vigna.
Il timor del gastigo ritiene e raffrena i malfattori.La pena è zoppa, ma pure arriva.
Raro antecedentem scelestum deseruit pede poena claudo. (ORAZIO.)La penitenza corre dietro al peccato.
La prima si perdona, alla sconda si bastona--e
Alle tre si cuoce il pane (ovvero si corre il palio, o si dà il cavallo).La saetta gira gira, torna addosso a chi la tira--e
Le saette non son foglie, chi le manda le raccoglie.La vendetta di Dio non piomba in fretta.
Le bestemmie fanno come le processioni.
Che ritornano di dove ell'escono.Mal non fare, paura non avere.
Molti hanno la coscienza si larga. che avanza una nave di chiesa--e
Molti hanno la coscienza dove i corbelli hanno la croce.Molti, poi che l'hanno avuto, piangon quel che han voluto.
Né malattia né prigionia non fece mai buon uomo.
Mai! Così lavorano i proverbi, che fanno sentenze generali di ciò che accade pur troppo spesso.Nessun pecca sapendo peccare.
È bella sentenza, e vale come se dicesse: dei tanti che peccano non ve n'è uno che sappia peccare in modo che gli torni conto, che pecchi insomma con giudizio.Non bisogna aver paura che de' suoi peccati.
Non fu fatta mai tanto liscia di notte, che non si risapesse di giorno--e
Quel che si fa all'oscuro apparisce al sole--eNon importa andare a Roma per la penitenza.Non si fa cosa sotto terra, che non si sappia sopra terra--e
Non si caca mai sotto la neve, che non si scuopra--e
Non nevica e non diaccia, che il sol non la disfaccia--e
Se non vuoi che si sappia, non lo fare--e
Tutte le cose vengono al palio--e
Il tempo scuopre tutto.
La portiamo dentro:Non passa giubbilèo che ognun non sia gastigato.
Palleat infelix quod proxima nesciat uxor. (PERSIO).
La colpa non si cancella mai senza che prima sia punita.Non ride sempre la moglie del ladro.
Ogni coltello aspetta il suo coltello--e
Ogni fallo aspetta il suo laccio.Ognuno è figliuolo delle sue azioni.
Peccati vecchi, penitenza nuova.
Per far di quel proverbio in me la prova,Per una volta la si può fare anche a suo padre.
Che dice: a colpa vecchia pena nuova. (Orlando Furioso).
Anche chi meglio conosce, può rrimanere per una volta ingannato.Poca scienza e molta coscienza.
Qual asino dà in parete tal riceve.
Proverbio antico.Qual pane hai, tal zuppa avrai.
Quando Dio vuol punire un uomo, spesso si serve dell'altr'uomo.
Quando la lepre perde il passo, convien che cada in bocca a' cani.
Rare volte il diavolo giace morto nella fossa.
Rare volte i mali effetti delle nostre colpe e il gastigo che ne consegue, muoiono insieme con noi: questo discende nelle famiglie, e con esso le maledizioni.Tal pensa salvarsi a pasqua, che è preso a mezza quaresima.
Tante volte al pozzo va la secchia, ch'ella vi lascia il manico o l'orecchia--e
Tanto va l'orcio per acqua, che e' si rompe--eTutti i nodi vengono al pettine.Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino--e
Tanto va la mosca al miele, che ci lascia il capo--e
Tanto va l'oca al torso, che ci lascia il becco--e
Tanto va la rana al poggio, che ci lascia la pelle--e
Tanto va la capra al cavolo, che ci lascia il pelo--e
Tanto vola il parpaglione intorno al fuoco, che vi s'abbrucia.
Nota parpaglione (papillon), farfalla. Qui s'intende quella specie di farfallone che entra per le case, e che si chiama in alcuni luoghi papazzucco e fiutola e fiutino.
Ogni mala azione finalmente ha il suo gastigo. Ma vuol anche dire che ogni difficoltà o vizio d'una qualunque faccenda si manifestano alla fine.Ugna di leone e lingua di gatto guariscon del matto.
Cioè il gastigo o il biasimo.Una ne paga cento (ovvero una le paga tutte).
Vergogna è a far male.
Vale che delle cose buone o indifferenti non bisogna vergognarsi, ma delle cattive.
Costanza, Fermezza
Al pan duro dente acuto.
Buona incudine non teme martello--e
Dura più l'incudine che il martello.Chi è fortificato, non è turbato.Qui il martello significa la violenza: e l'incudine la resistenza.
Chi indura, vale e dura.
Chi sta saldo e costante nel proposito, vince ogni difficoltà.Chi non c'è non c'entri; e chi c'è, non si sgomenti.
Chi non ha sentimento, riman senza frumento.
Sentimento, col Vocabolario si tradurrebbe qui intelletto, senno: ma v'è qualcosa di più; v'è l'animo che dà forza al concetto della mente.Chi non sa dir qualche volta di no, cosa buona oprar non può.
Chi non soffre, non vince.
Non vince gli ostacoli, non vince se stesso, ostacolo spesso peggiore d'ogni altro.Cuor forte rompe cattiva sorte.
È un farsi maggior male, il lasciarsi vincere dal male.
Fa il dovere, e non temere--e
Fa che devi, e sia che può.Il buon marinaro si conosce al cattivo tempo.
La virtù sta nel difficile.
Mente intera, virtù vera--e
Mente sicura, banchetto continuo.Non arriva a godere chi non sa sostenere.
Non è buon re, chi non regge sé.
Non s'incorona se non chi combatte.
Ogni vento non scuote il noce.
Se fortuna travaglia un nobil core,
raro è che alfine non gli dia favore.
Vedi quanta evidenza di bei proverbi in questa materia.
Cupidità, Amor di se stesso
A chi ti porge il dito, tu piglia il dito e la mano.
Ad albero che cade, dàgli dàgli--e
Sopra l'albero caduto ognuno corre a far legna--eAd altare ruinato non s'accende candela.Quando la casa brucia tutti si scaldano.
Alle volte si dà un uovo per un bue.
Amato non sarai, se a te solo penserai.
A nessuno piace la giustizia a casa sua--e
Ognuno ama la giustizia a casa d'altri.A san Donato falli sempre buon viso--e
Ben venga chi ben porta--eChi ha il mestolo in mano, fa la minestra a modo suo--ePorta teco, se vuoi viver meco--e
Porta aperta per chi porta; e chi non porta, parta.
Chi reca danari o altro, è certo d'essere il ben venuto. Suole anche usarsi quest'altro modo di dire: Che la porta si vuole aprir subito a chi se la spinge innanzi co' piedi; per avere cioè le mani ingombre di roba.
Chi fa le parti, non parte.Chi ha preso, mal sa lasciare--e si diceChi fa le parti agli altri, per sé non istà alla regola comune.
A lasciar si è sempre a tempo.Chi l'ha a mangiare, la lavi--eI Francesi: <
>
A chi dole il dente, se lo cavi.Chi mangia solo, crepa solo.Si dice da chi non vuole pigliarsi brighe per altri.
Væ soli! L'abbandono nella vecchiezza e nelle necessità è la sorte dell'egoista.Chi non dà quel che ha, non ha quel che vuole.
Chi non ha, darebbe; e chi non n'ha, ne vorrebbe--e
Chi più n'ha, più ne vorrebbe.Ciò ch'è utile, non è vergogna--e
Chi è vergognoso, vada straccioso--eCi son più cani che lepri--eÈ meglio cento beffe che un danno--e
Abbàssati, e accònciati.
E rincarando la sentenza già di per sé poco onorata:
Meglio aver delle corna che delle croci.
Ci sono più sparvieri che quaglie--eColui è mio zio che vuole il ben mio.Ci sono più trappole che topi.
Dicesi a chi cerca uffici o guadagni.
Colui è provvisto di poco sapere,
che s'ammazza per quel che non può avere.
Ammazzarsi qui vale: faticar molto.Contento io, contento il mondo--e
Morto io, morto il mondo.Corpo satollo non crede al digiuno.Proverbi da nani presuntuosi, usati anche da certi brutti innamorati di se medesimi.
Del cuoio d'altri si fanno le correggie larghe.
Della roba d'altri si spende senza risparmio.Del mal d'altri l'uomo guarisce, e del proprio muore.
Dov'è cupidità non cercar carità.
I desiderii non empiono un sacco.
Il cane abbaja dove si pasce.
Il fornaio inforna sempre mai, ma non mai sé.
Il lupo mangia ogni carne, e lecca la sua.
Vale che ognuno risparmia sé e i suoi.Il malato porta il sano.
Perché le case dei poveri sono allora più assistite.Il primo prossimo è se stesso--e
È più vicino il dente che nessun parente. Le cose proprie ci muovono più che l'altrui.Il ventre insegna il tutto.
La fiera par bella a chi vi guadagna.
E in altro modo:L'interesse è figliuolo del diavolo.Ognuno loda il proprio santo.
L'utile fa pigliar parte.
Nel pigliar non si falla.
Non istanno bene due ghiotti a un tagliere.
Or romper mi convien la pazienzaOgni cane lecca la mola, mal per quel che vi trova.
Che ad un taglier non pôn due ghiotti stare (BERNI, Or.)--eNon istanno bene due galli in un pollaio.
Ogni gallina raspa a sé--e
Ogni grillo grilla a sé.Ogni prete loda le sue reliquie.
Ognuno auzza i suoi ferri.
Ognuno tira l'acqua al suo mulino.
Ognuno per sé, e Dio per tutti--e
(Vedi Illustrazione VIII.)Ognuno vuol meglio a sé che agli altri.Ognuno dal canto suo cura si prenda--e
Ognuno si pari le mosche con la sua coda.
Suole anche dirsi che San Francesco prima si faceva la barba per sé, poi la faceva a' suoi frati.Per i buon bocconi si fanno le questioni.
Quando è poco pane in tavola, tienti il tuo in mano.
Quando il villano è sul fico, non conosce né parente né amico.
Quando puoi aver del bene, pigliane.
Si balla bene sulle sale degli altri.
Tanto è il mal che non mi nuoce, quanto il ben che non mi giova.
Tanto è l'amore, quanto è l'utile.
L'Elvezio e il Bentham non inventarono nulla.Tutti vogano alla galeotta.
Cioè tirando a sé.Un po' per uno non fa male a nessuno.
