Dalla Russia con Amore
di Nunzia Caltagirone
I Capitolo

Il nostro viaggio comincia in un'assolata mattina di Luglio sotto cattivi auspici: molti dei partecipanti hanno avuto vari problemi di salute poco prima della partenza e si sono ripresi giusto per un pelo,ma restano i segni:alcuni si muovono a fatica e nel bagaglio a mano s'intravedono poste in alto molte medicine di pronto intervento;più che una comitiva di pellegrini in partenza per la Russia ci sentiamo dei malati pronti per il treno bianco diretto a Lourdes!
P.Giuseppe il nostro padre spirituale,che ha organizzato il nostro viaggio e che avrebbe dovuto accompagnarci,bloccato da un dolore lancinante ad una gamba è rimoasto definitivamente a terra.In noi il senso di disorientamento è tanto ,ma lui ci ha incoraggiati in ogni modo a partire malgrado tutto.Nella riunione preliminare ha letto le pagine della scrittura in cui Mosè designa i 70 che lo accompagneranno per un certo tratto prima della teofania sul Sinai; noi pellegrini in terra di Russia siamo per l'appunto proprio 70 e in risposta all'incertezza del nostro sguardo muto ed interrogativo ha pensato bene di confortarci con l'assicurazione che i 70 erano comunque ritornati vivi dalla missione!Questa puntualizzazione ricordandoci la precarietà della condizione umana,specialmente in questi tempi difficili in cui gli attentati terroristici sono all'ordine del giorno,ha ingigantito le nostre incertezze:uno strano disagio continua ad aleggiare intorno a noi,non possiamo fare ameno di pensare che sarebbe più logico per noi confortare lui che resta a terra suo malgrado e dopo aver organizzato tutto,perciò facendoci il segno di croce per devozione non disgiunta da un pizzico di scaramanzia, ci siamo imbarcati per questa strana spedizione verso la santa terra di Russia.
P.Giuseppe ha delegato alcuni di noi al ruolo di cantori e lettori per i brani della Scrittura che lui stesso ha scelto, perché la Parola ci accompagni giorno per giorno sottolineando che lo spirito del nostro andare deve essere quello del pellegrino e non del semplice viaggiatore;ha inoltre preparato due cd con musiche sacre di S.Crisostomo e i canti che intonano il Gospodi Pomilui, tipici della liturgia ortodossa;ha raccomandato a tutti di cantare ogni giorno il salmo "Il Signore è il mio pastore non manco di nulla"... ma noi ci sentiamo come pecore senza pastore. Poco prima dell'imbarco ancora un contrattempo: restano a terra una delle nostre guide,e un giovane avvocato( che era si era prenotato all'ultimo momento in sostituzione di un pellegrino infartuato)perché il visto consolare non è in ordine. Così decimati nel fisico e nel morale prendiamo il volo per S.Pietroburgo. Arriviamo di notte per via del fuso orario che porta in avanti di due ore le lancette dell'orologio:ancor prima di atterrare,sorvolando la città,ci sentiamo immersi in un'atmosfera surreale:dall'oblò dell'aereo vediamo il sole galleggiare come una palla rosso fuoco in un mare ovattato di nuvole simili a bambagia.
Quando atterriamo c'è luce come in pieno giorno,anche se è già passata la mezzanotte! Ma siamo sul Baltico e nel periodo giugno - luglio ci si imbatte nel fenomeno delle aurore boreali.Constateremo poi con meraviglia che davvero ogni notte il sole tramonta solo per un paio d'ore cosicché la città e i boschi di betulla circostanti immersi in una luce surreale , sembrano acquistare una loro dimensione di sogno quasi fuori dal tempo.

All'arrivo in aeroporto siamo divisi in due pullman:ciascuno sarà accompagnato da una guida russa,con uguale programma ovviamente ,eppure avvertiamo subito come un presagio di divisione e non solo spaziale ,come se il viaggio dovesse assumere per ciascuno, tempi e modalità diverse e in effetti alla fine è proprio ciò che avverrà:non solo non riusciremo a visitare gli stessi luoghi contemporaneamente né a riunirci insieme almeno per la preghiera,ma persino a pranzo il secondo gruppo arrivava quando l'altro aveva finito di mangiare.Il primo pullman parte subito diretto all'albergo,che dista dalla città circa 70 km., si trova sulla riva del Baltico ed è immerso nei boschi,l'altro pullman invece si perde nel chiarore della notte e arriva solo all'alba.Ci spiegheranno poi di essersi imbattuti nell'alzata dei ponti levatoi: ogni notte a S.Pietroburgo i ponti delle principali arterie stradali si alzano per consentire il passaggio dei battelli più grandi e le strade ....spariscono,e i collegamenti da una parte e l'altra della città risultano impossibili nostri compagni non sono riusciti a far caricare i bagagli prima che il ponte si alzasse e sono rimasti bloccati all'aeroporto stanchi e sballati dal viaggio e dalla veglia prolungata,tra poliziotti armati e muniti di manganello e dall'aria vagamente inquietante.

Quando finalmente sono arrivati in albergo era l'alba,ormai il sonno era passato e si sono messi a parlare a voce alta tutti contemporaneamente nella hall dell'albergo svegliando tutti gli altri ospiti mentre i russi li guardavano infastiditi.
Qualche ora dopo era già ora di colazione: nel salone dell'albergo era allestito un'incredibile buffet semicircolare:a sinistra predominava il gusto dolce con latte, miele,yogurt,melassa,panini ,burro tè fiocchi d'avena,...a destra c'era invece il gusto salato: patate,frittelle,3 o 4 varietà di zuppe,polpette,aringhe affumicate,formaggi,salumi assortiti,di tutto e di più....ma l'espresso verace il caffè all'italiana non l'abbiamo trovato da nessuna parte. Molti, dopo qualche mattina erano già in crisi di astinenza da...caffè e in aggiunta alle notti insonni abbagliati dal chiarore lunare facevano fatica a tenere gli occhi aperti di prima mattina.
In compenso dappertutto persino nei negozi di souvenirs ci offrivano aperitivi di vodka,ad ogni ora del giorno,in piccolo bicchieri da mandare giù in un sorso solo. Molto meravigliati di tale usanza e per niente convinti di guadagnarci nel cambio,abbiamo continuato a ricercare in tutte le tappe del nostro viaggio la familiare tazzina dell'espresso italiano.Nel ristorante all'aperto in cui ci siamo ritrovati a mangiare l'ultimo giorno,a fine pasto le tazzine dell'espresso si sono veramente materializzate sul nostro tavolo,assieme a solleciti camerieri russi che,dopo averle riempite di acqua bollente davanti ai nostri occhi increduli, ci hanno dato una bustina di... caffè solubile!
S.Pietroburgo

T'amo o creatura di Pietro
Amo il tuo grande e armonioso aspetto
Il segreto corso dellaNeva
Delle sue rive il granito
Delle tue cinte il rabesco di ghisa
Delle tue notti malinconiche il diafano crepuscolo
E lo splendore illune.
Aleksander Pushkin
S.Pietroburgo è una città insolita per i parametri europei: la chiamano la Venezia del Nord perché è costruita su tanti isolotti collegati da canali navigabili, ma è una Venezia nordica che si affaccia sul Baltico e che vede riproporsi ogni estate il fenomeno dell'aurora boreale per cui le sue notti sono illuminate a giorno da un bagliore luminescente che abbaglia e disorienta; praticamente il sole non tramonta mai e il passaggio dal tramonto all'alba è caratterizzato da un'ora di chiarore diffuso in cui la città sembra magicamente annebbiarsi mentre i ponti levatoi si alzano per far transitare i battelli che dal Baltico risalgono la Neva; in questo periodo tra l'11 giugno e il due luglio, si svolge in città il festival della musica alternato a manifestazioni culturali di vario genere.E' una splendida città che per noi italiani ha un fascino ed un'aria vagamente familiare,complici i canali lagunari,l'eleganza delle sue ville immerse nel verde ma soprattutto la magnificenza rinascimentale dei suoi splendidi palazzi nati dalla collaborazione tra la propensione alla grandezza degli zar,l'amore per la bellezza proprio dell'animo russo e il genio italiano: le grandi residenze degli zar,i palazzi d'estate e d'inverno sono nati dalla collaborazione con architetti italiani fatti venire apposta dall'Italia: ma ad uno di loro mal gliene incolse di tanto genio andò male: dopo aver progettato i sotterranei del Palazzo Reale gli fu impedito infatti il ritorno in patria perché che non rivelasse ad altri la mappa segreta e quando osò protestare non essendo proprio d'accordo sul suo domicilio coatto in alternativa gli venne assegnato il confino in Siberia dove finì i suoi giorni in silenzio perché dei suoi prevedibili ulteriori dissensi nessuna traccia n'è rimasta nella memoria dei posteri;così venne posta bruscamente la parola fine ad una stagione di straordinaria creatività tra il genio italiano e lo spirito russo, ma di questo le pietre ne hanno serbato nomi e memoria in monumenti divenuti leggendari: ... Nel nostro soggiorno a S.Pietroburgo ci ritroviamo a pranzo e a cena in piccoli ristoranti del centro alla scoperta del cibo locale:la cucina non ha certo la raffinatezza di quella francese ma ha il grande pregio di non appesantire, un po' per tradizione un po' perché qui siamo lontani da certi livelli consumistici dei paesi europei.Sia a pranzo che a cena s'inizia con l'immancabile zuppa,(borchtch) sempre molto liquida con qualche verdura tagliata a listerelle sottili, con due tocchetti di patate o qualche microscopico cubetto di pollo o con un pezzettino di fungo: l'arte d'arrangiarsi per sopravvivere ai periodi di carestia, ai lunghi inverni russi o ai lager siberiani sembra trovare nella cucina la sua codifica e la sua apoteosi: con un fungo sottilmente affettato loro sono capaci di ricavarci almeno 8 terrine di brodo!A volte nella zuppa galleggiano degli improbabili spaghetti, forse cinesi,naturalmente scotti, che comunque non si riesce ad afferrare con il cucchiaio,forse sono lì solo per creare un effetto coreografico come da noi mettono le roselline sulla torta o gli ombrellini sull'aperitivo...dopo la zuppa arrivava il secondo,ancora pollo con un'indecifrabile salsetta,o pesce (surgelato), insalata (scondita), perché l'olio sembra che sia un lusso da queste parti,il tutto accompagnato da grosse fette di pane di segale, (questo veramente buono) e per finire un dolce dessert a base di frutti di bosco (buono anche questo).La sera a cena si replica con qualche variante:con il brodo servono la panna acida mentre l'insalata è condita con lo yogurt l posto del pollo c'èdi preferenza il salmone ,immancabilmente bollito e surgelato. Questa dieta unita alle escursioni a passo di marcia per attraversare gli immensi spazi delle piazze russe si è rivelata particolarmente efficace per noi italiani,più celere e risolutiva di un soggiorno in un centro di benessere e molti hanno perso in media 5 chili!
Il giorno dopo il nostro arrivo visitiamo la fortezza di S.Pietro e Paolo, il monastero di Nevskij e le tombe monumentali di Dostoevskij, Ciaikovskij e altri grandi artisti russi.
Nel pomeriggio è prevista prima la visita al museo etnografico e poi l'eucaristia, ma il nostro pullman resta in panne proprio davanti ad un semaforo, cosi il nostro programma viene stravolto e ci ritroviamo a passeggiare senza meta tra i giardini sulla Neva; pare che i guasti siano frequentissimi sui mezzi di trasporto russo piuttosto antidiluviani e all'apparenza modello anni settanta,in compenso però la metropolitana è tra le più belle ed efficienti del mondo specialmente quella di Mosca. L'altro pullman si perde ancora una volta tra i canali della città,non sappiamo che fine abbia fatto né a nessuno di loro viene in mente di usare un mezzo così banale come il cellulare per comunicare.Ci rincontriamo la sera per la cena in albergo.Loro hanno girato e pregato come da programma, anche per noi dopo cena hanno abbastanza carica per intrattenersi piacevolmente con Tancredi, un valente avvocato che oltre all'eloquenza sembra avere altre virtù come quella di ripetere e a volte reinventare un'inesauribile repertorio di barzellette.In quella prima sera si consuma irreversibilmente la divisione tra i due gruppi di pellegrini e che da allora in poi diverrà sempre più palpabile.
Sorprese in albergo
L'albergo del nostro soggiorno a Pietroburgo ha una locazione suggestiva:immerso in un bosco di verdi larici,faggi e betulle,è dotato di tutti i comforts,con piscine e cabine per la sauna;a pochi passi dal bosco,seguendo un viottolo di circa cinquecento metri ci si ritrova in una lunghissima spiaggia sabbiosa direttamente sul Baltico.A causa del ritmo sonno-veglia notevolmente disturbato dal chiarore delle notti bianche,della città riesco a dormire solo due o tre ore per notte e alle sei sono già sveglia. Così quando una mattina decido di ammirare l'alba sul Baltico,mi accorgo con sorpresa di non essere la sola:vedo infatti un piccolo gruppo di persone correre sulla spiaggia,poi sempre correndo alcuni di loro si infilano in piccole capanne di legno al limitare del bosco da cui riemergono dopo un certo tempo per tuffarsi ,sempre correndo nelle acque del Baltico;poi ritornano di corsa nelle capannucce,ne riemergono di nuovo,questa volta vestite di tutto punto,e lasciano la spiaggia.Tania, la nostra guida russa,mi ha spiegato poi che inconsapevolmente avevo assistito alla più particolare e bizzarra delle usanze russe, la banja...E' l'adattamento russo della sauna finlandese,ma in realtà è qualcosa di più e di diverso.Nelle maggiori citta' c'è una banya pubblica:al suo interno c'è una stanza per il bagno a vapore, la parilka, dove c'è un forno in cui si riscaldano delle pietre e quando si raggiunge una temperatura elevatissima ci si versa sopra dell'acqua con un mestolo dal manico molto lungo;quasi sempre all'acqua si aggiungono delle gocce di olio essenziale di pino o eucalipto ma anche semplice birra per aromatizzarne i vapori caldi che si diffondono nell'aria e aumentarne il potere decongestionante e disintossicante.Ma adesso viene il bello perché a questa pratica della sauna piuttosto diffusa nel nord Europa,i russi hanno aggiunto un tocco d'artista.... infatti quando i pori della pelle sono ben aperti e l'effetto calore è al massimo,c'è chi si alza e afferrando un mazzo di rami di betulla, (o di quercia o ancora di ginepro,) comincia a percuotere il proprio corpo o quello di qualcun altro vicino!
Pare che le foglie di betulla aiutino a liberare la pelle dalle tossine regalando una sensazione di purificante benessere;gli stranieri sempre diffidenti verso usanze tanto anomale collegano questa ricerca esasperata del purificarsi soffrendo ad una certa propensione del popolo russo verso il sadomasochismo e non mancano di risalire ad esempi illustri di tale tendenza a partire di Ivan Il Terribile... continuando con i santi folli russi.....Vengono alla mente i versi di una famosa poesia di A Blok,considerato il più grande dei poeti simbolisti russi:"peccare senza sosta e senza vergogna,perdere il conto dei giorni e delle notti,e con la testa pesante di ubriachezza insinuarsi nel tempo del Signore ",versi che ricordano S. Paolo nella lettera ai Romani "dove abbonda il peccato là sovrabbonda la grazia, (Rom, 5,20).In chiave simbolica, le sferzate con i rami di betulla o di ginepro (più dolorose),sul piano fisico sono l'equivalente del peccato su quello spirituale Anticamente,la sera prima del matrimonio,gli sposi facevano una banya ,ciascuno con i propri amici,era l'equivalente dell'addio al celibato dei paesi anglosassoni;un rito da ripetere però poi insieme subito dopo la cerimonia!
Nella tradizione popolare partecipare alla banya della vigilia delle nozze dei propri amici è di buon auspicio per trovare l'anima gemella,ha lo stesso significato che ha per le ragazze prendere al volo il bouquet della sposa dopo la cerimonia. I russi affermano convinti che la banja non solo risveglia tutti i sensi ma amplifica persino la coscienza. Settimanalmente è uso diffuso riunirsi con gli amici in una banya pubblica o in posti attrezzati all'aperto per il rito della purificazione:dopo le sferzate si corre fuori e ci si tuffa in una piscina ghiacciata,la basseyn.La comitiva che io avevo visto correre sulla spiaggia e tuffarsi in mare aveva semplicemente sostituito la basseyn con le gelide acque del Baltico. La banya,si conclude sorseggiando del tè rosso caldo e zuccherato ,miscelato a marmellata e spezie e versandolo direttamente da grossi termos ci si augura a vicenda:"slyoykim parom ,che significa"spero che il tuo bagno sia stato agevole";dopo il crollo dell'impero sovietico però va molto anche pasteggiare a birra e pesce secco, effetti non sempre positivi della globalizzazione!Nella banya all'aperto si ripete tutto il ciclo (tè escluso che si beve solo alla fine) dalle 5 alle 10 volte nel giro di due ore!
A differenza della sauna finlandese che raggiunge solo 90 gradi nella banja russa il calore può arrivare anche a120 gradi eppure chi l' ha provata sostiene di non essersene accorto!
Leningrado - S.Pietroburgo
Il nome e la storia
E' posta nel sessantesimo parallelo, lo stesso dell'Alaska e della Groenlandia e sorge nell'insenatura più profonda del mar Baltico.Al tempo della guerra vittoriosa contro Napoleone,contava mezzo milione di abitanti,oggi ne ha mezzo milione ed è per estensione la seconda città della Russia dopo Mosca.
.Il suo nome è mutato di continuo come una fisionomia che fa fatica a configurarsi in una sola espressione: fondata nel 1703 da Pietro il Grande con il nome di S.Pietroburgo,nel 1914 quando ebbe inizio la prima guerra mondiale,cambiò il nome tedesco di burg con la parola russa equivalente grad,divenne così S.Pietrogrado.Ma nel 1917,quando con la rivoluzione d'ottobre cadde il governo degli zar, Lenin prese il potere e nacquero i Soviet (Consigli dei Commissari del Popolo), Mosca divenne la capitale dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.Nel 1924,alla morte di Lenin la città ritornò alla ribalta e in suo onore fu ribattezzata Leningrad.Sorsero industrie importanti per la produzione di generatori,locomotive,trattori e navi da carico.L'Armeria, antica fortezza e cantiere navale con la sua torre guglia alta...divenne un punto di riferimento costante per la città. Leningrado bianca e azzurra,con le sue cupole dorate sfavillanti sotto i raggi dell'aurora boreale,le guglie della cattedrale di S. Isacco, l'Ermitage,uno de musei più importanti del mondo,la Chiesa del Sangue Versato,unica nel suo genere,la reggia estiva di Petrodvoretz,il monastero Nevskij,il Palazzo do Caterina e i suoi giardini lussureggianti,le sue immense piazze e le distese interminabili d'argentee betulle, che il geniale poeta Brodskij,(esiliato a Parigi nel 1972,premio Nobel per la letteratura nel 1987) chiamava "la città che non fa ombra come l'acqua" Leningrad - Sankt Peterburg... città mutevole e fuggevole,bellissima,che sembra scaturita per magia dalle acque della Neva come una sirenetta....
Fu quasi ridotta in macerie durante la seconda guerra mondiale e poi perfettamente ricostruita,esattamente come era prima.Alla fine del lungo inverno,quando quando i ghiacci si sciolgono e la città torna a specchiarsi nella Neva,sembra una bella addormentata appena risvegliata da un sonno profondo e che si offre all'ammirazione dei suoi visitatori. E' una città giovane,fondata solo 300 anni fa per la caparbietà lucida e folle di Pietro Il Grande che volle ricreare sulle acque del Baltico una Venezia del Nord a sua futura memoria.La città doveva riassumere e far rivivere la bellezza di Venezia e i fasti di Versailles: per la sua costruzione furono chiamati a raccolta i maggiori architetti dell'epoca,( molti furono italiani come Bartolomeo Francesco Rastrelli che per la città inventò un nuovo stile e che divenne quello di un epoca e che dal suo nome si chiamò lo stile rastrelli) molti altri arrivarono dall'Olanda, dalla Francia ,dall'Austria dal Ticino ma tutti lavorarono fianco a fianco con altri geniali architetti russi.
Pietro il Grande,il suo fondatore,era un'omone grande e grosso,alto quasi due metri,dai gusti semplici e dalle mani forti,abilissimo falegname amava anche sbalzare il marmo per scolpirlo.Condusse personalmente la guerra vittoriosa contro l'esercito svedese di Carlo XII,e alle foce della Neva ,sul mar Baltico ,nel posto prima occupato dagli svedesi decise di costruire la sua città;prima però fece edificare la base navale dell'Ammiragliato e la fortezza di S.Pietro e Paolo a baluardo di future invasioni, adibita poi anche anche a carcere:da essa transitarono personaggi famosi a partire da Alessio figlio di primo letto dello stesso zar.
Al suo doppio,alla personalità del sognatore di quest'uomo abile, gelido, innovatore e caparbio è stato dato di realizzare un sogno: creare una città magica,la più occidentale di tutta la Russia e le cui cupole dorate richiamano però Bisanzio ,una città d'incomparabile fredda bellezza ,distante 650 chilometri da Mosca,attraversata dalla Neva e da altri 65 fiumi e da canali minori,edificata su un centinaio di isole collegate fra loro da circa 800 ponti .Pietro il Grande ne fece la sua capitale perché odiava Mosca perché lì aveva vissuto un'interminabile faida familiare e lì era concentrata l'aristocrazia russa ostile al giovane zar e alle sue idee innovative e infine proprio a Mosca lui stesso era scampato ad un complotto ordito dalla sorellastra Sofia e che per questo fu rinchiusa in un monastero Da questo suo grave fardello di odio e di disagio nasce il suo sogno di trasferire la capitale all'estremo nord,in un luogo paludoso e infestato dalle zanzare,freddo, gelido e inospitale come era il suo cuore in quel periodo. S.Pietroburgo, bianca e azzurra,colore predominante in tutti i suoi edifici perché era il colore degli occhi di Elisabetta,figlia di Pietro il Grande e amata segretamente dal Rastrelli. Alla morte del grande zar dopo 15 anni di interregno,con Elisabetta e soprattutto con Caterina II detta anche lei la Grande arrivarono altri architetti che continuando l'opera dei loro predecessori arricchirono la città con altre costruzioni sontuose, con uno stile che rimandava alla linearità e all'eleganza della Grecia antica e classica.
Fu Caterina II a creare all'Ermitage la prima collezione dei capolavori artistici di tutto il mondo,così per volere di una zarina è nato uno dei musei più grandi del mondo La città resistette vittoriosamente all'assedio di Napoleone. Divenne sede di cantieri navali e di fabbriche belliche alla fine della prima guerra mondiale e nel 1941,durante la seconda guerra mondiale fu protagonista di un' epica resistenza alle truppe naziste: fu assediata per 900 giorni dalle truppe tedesche di Hitler,venne bombardata per cielo e per terra e vi furono così tanti morti che vennero tumulati in fosse comuni; furono minati gli acquedotti e interrotta l'energia elettrica,distrutti i magazzini di viveri, la gente moriva tra inenarrabili sofferenze per fame,freddo e pestilenze.Ma nel 1944 i sovietici riuscirono a spazzare via le truppe tedesche e da allora in poi il percorso tracciato dal loro avanzare fu denominato"corridoio della vita";al processo di Norimberga si stimò in 632000 il numero delle vittime,ma probabilmente furono molti di più.Alla fine della guerra tutti furono mobilitati e in qualche decennio di fervido lavoro,i monumenti distrutti vennero ricostruiti,non più belli di prima ma esattamente come erano prima, I russi non hanno rivali al mondo in questa straordinaria capacità di ricreare,quasi a cristallizzare il passato,uno dei modelli più spettacolari è il famoso Studio d'Ambra, che dalle fotografie scattate subito dopo il ritiro delle truppe naziste si vedeva ridotto alla nuda pietra e fu rifatto in pochissimi anni con i suoi stucchi dorati,le stufe di maiolica,i lampadari sfavillanti e soprattutto le complicatissime decorazioni arabescate d'ambra che ricoprono 52 metri quadrati di pareti fino al soffitto il tutto rifatto sulla base di antichi disegni esattamente com' era nel 1700 !

Il fondatore: Pietro il Grande
Gli antenati dei Romanov
Il padre Alessio I figlio del capostipite Michele Romanov che era diventato zar nel 1613,si era sposato due volte:dalla prima moglie aveva avuto due figli maschi,
Feodor III e Ivan V, entrambi malati e deboli di mente,dalla seconda moglie ,Natalja Naryskina,nel 1672 era nato Pietro.Alla morte di Feodor nel 1682, i boiari russi (la nobiltà terriera a cui appartenevano i Romanov) portò al potere una diarchia formata da Pietro e Ivan:il primo aveva 10 anni il secondo poco più grande;il potere effettivo fu esercitato dalla reggente Sofia ,sorella di Ivan che non aveva alcuna intenzione di cederlo ai fratelli,anzi ordì un complotto per eliminare Pietro:ma aveva sottovalutato il fratello che pur avendo solo 17 anni reagì con prontezza e decisione circondandosi della guardia reale a lui fedele e facendo rinchiudere la sorella nel monastero di....Mantenne la diarchia con Ivan ma essendo questi malaticcio e quasi sempre fuori di testa,di fatto cominciò a governare da solo.
Pietro il Grande il fondatore di Sankt Pietroburg (volle dare un nome tedesco alla citta per accentuarne il carattere occidentale) giganteggia nella storia sia politicamente che fisicamente.Con la sua statura di due metri di altezza,non si capisce come stesse a suo agio nella piccola isba di soli 3 locali che lui stesso si era costruita e da dove guidava i lavori della costruendo città,il sogno realizzato di tutta la sua vita.
Tutto doveva essere smisuratamente grande nella sua città,infatti S.Pietroburgo pur essendo la più occidentalizzata delle città russe,crea negli occidentali un senso di straniamento con le sue piazze immense,la lunghezza dei suoi viali, l'altezza della guglia dell'Ammiragliato(...),le enormi cupole dorate che in contrasto con il carattere occidentale della città fanno pensare a Bisanzio,i palazzi che sorgono dall'acqua come a Venezia ma simili a piccole regge per dimensioni perché capaci di ospitare al loro interno diecimila servi e centinaia di cavalli .....tutto questo sorse per il volere e la determinazione di Pietro il Grande che tuttavia non potè goderne perché lui soffriva di agorafobia ed entrava in panico quando si trovava da solo in uno spazio grande perciò si era costruita la piccola isba che era la sua dimora abituale che ancor oggi si può visitare e che è rimasta uguale come ai tempi dello zar: l'interno è arredato in modo spartano con un letto, un comodino,uno scrittoio e un lavabo,al posto dei soliti preziosi soprammobili delle dimore regali qui ci sono invece gli attrezzi personali di falegnameria dello zar disposti ordinatamente in uno scaffale a vista.Di forza erculea e ottimo stratega sui campi di battaglia Pietro usava le mani con straordinaria abilità e delicatezza;aveva un hobby insolito,tra una scalpellata e l'altra ad un pezzo di legno o ad un blocco di marmo pensava di saper fare anche il medico e non era raro che si occupasse dello stato della bocca dei suoi cortigiani ai quali amava cavare i denti in caso di bisogno; loro però,poco avvezzi a tanta sollecitudine regale scappavano come lepri quando sentivano di essere al centro delle sue attenzioni. A testimonianza di quanto lo zar amasse coltivare il suo interesse da terapeuta,alla sua morte si trovo un sacchetto pieno di denti nella sua camera da letto! Quest'uomo rude e a tratti gelido,insieme despota e innovatore di carattere instabile ed irruente mostrò tuttavia di saper anche amare e nel 1703 s'innamorò perdutamente di una bionda ragazza lituana,prigioniera di guerra e al servizio di un pastore luterano lei si chiamava Marta e fu ribattezzata da Pietro con il nome russo di Caterina.
Marta-Caterina una Cenerentola russa

La storia d'amore dello zar con Caterina sembra uscita da un'opera di Shakespeare tanto è ricca di intrecci e di colpi di scena: i genitori di Marta erano morti di peste lasciandola orfana a tre anni e la bambina fu accolta in casa di un pastore protestante a Marienburg Daut,ma l'epidemia non era finita e presto decimò la sua nuova famiglia,risparmiando solo Marta. Il nuovo pastore chiamato a reggere la parrocchia di Marienburg si prese a cuore la sorte dell'orfanella accogliendola in casa sua e tenendola però metà come serva e metà come allieva:le insegnò a leggere e scrivere in tedesco ma pretese anche che si occupasse dei lavori domestici e in più che imparasse l'arte del cucito.A 16 anni Marta sposò un ufficiale svedese che partito per la guerra non fece più ritorno.Poco dopo arrivarono le truppe dello zar e Marta fu notata dal principe Menshikov che in quel periodo era anche il favorito dello zar e che la portò prigioniera a Mosca;fu così che iniziò il periodo russo della sua vita.Quando lo zar la vide per la prima volta nella casa del principe restò subito affascinato dalla sua indole allegra ed aperta ,inoltre la ragazza aveva una bella voce e cantava moto bene così decise di farne una delle sue favorite.In quel momento Pietro attraversava un periodo sentimentalmente burrascoso perchè si era stancato della moglie Evdokia che aveva fatto rinchiudere nel monastero dell'Asunzione, (come si usava in quei tempi quando un sovrano ripudiava la consorte) ma anche le altre avventure extraconiugali gli erano venute a noia, però i suoi cortigiani non avrebbero scommesso un soldo bucato sulla durata della sua relazione con Marta perché conoscevano bene la sua irruenza e l'instabilità del suo carattere ma non conoscevano Marta che riuscì a domare il carattere difficile dello zar adattandosi ai suoi gusti e alle sue abitudini anzi col tempo Pietro affascinato dalla sua solarità non riuscì più a far a meno di lei.Morta la moglie,il quarantenne zar la fece battezzare imponendole il nome russo di Caterina e sposandola subito dopo con il rito ortodosso e mentre lo zar si sentiva sempre più affascinato da lei, a corte correva voce che la giovane moglie l'avesse stregato. Fu così che l'orfanella lituana,allieva e serva di un pastore luterano e prigioniera di guerra divenne zarina della sante madre Russia.
Discreta e intelligente non interferì mai con la politica dello zar ma rimase sempre al suo fianco nei momenti difficili assistendolo negli ultimi anni quando la salute dello zar si aggravò di molto.
Fine I Capitolo
Continua...
[ Poesie di Nunzia Caltagirone ]
