Lucifero: L'Angelo Caduto

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di Antonino Conci
"Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio": I'antica e perduta invocazione cristiana rivolta al "principe celeste", supremo condottiero delle armate dell'Altissimo, s'alzava a chiudere con inattesa drammaticità il discorso che il Pontefice Giovanni Paolo II, in visita ufficiale sul monte Gargano, aveva indirizzato alla folla di devoti accalcati attorno al Santuario di san Michele Arcangelo, la mattina del 24 maggio 1987. Era, questa, l'implorazione rituale che, per volere di Leone XIII, doveva essere recitata dai fedeli al termine della santa messa e che, dopo il Concilio Vaticano II, non era più usata. Certo, data la particolare circostanza, essa - associata all'esplicito avvertimento papale della pericolosa presenza di Satana, "tuttora vivo e operante nel mondo" - era in perfetta sintonia con 1'indole stessa dell'arcano e "selvaggio" sito micaelico: TERRIBILIS EST LOCUS ISTE, ci ammonisce ancor oggi una lapide all'ingresso della santa spelonca, che rinvia al grande e tuttavia "obsoleto" motivo mitico-rituale della terrificante lotta senza quartiere, vittoriosamente ingaggiata nei cieli e sulla terra dal formidabile "stratega celeste" contro le forze avverse guidate dal "Serpente antico", per difendere dal Male il popolo di Israele, prima, e la Chiesa di Cristo, poi.
Tuttavia, assolutamente "indigeribile" è divenuta oggi 1'idea della presente realtà del Male e del Bene, della realtà della guerra endemica in cui le entità sacrali si misurano a vicenda, della realtà del coinvolgimento di tutti gli uomini e dell'intero cosmo in una guerra che si placherà - stando alle rivelazioni oracolari dell'Apocalisse - solo dopo 1'ardua e vittoriosa battaglia campale e 1'annientamento definitivo del Male.
A partire dall'Evo moderno, infatti, la cultura religiosa e laica d'Occidente, privilegiando 1'interpretazione allegorica, metaforica e simbolica degli eventi e dei gesti della sacralità, è sfociata fatalmente nella totale derealizzazione dell'universo mitico- rituale. Il Sacro, realissimo per eccellenza proprio perché destinato funzionalmente a elargire all'uomo realàa (esistenza) e verità (senso) mediante rivelazioni mitico - rituali, ha perso, così, valore ed efficacia, riducendosi alla sfera soggettiva della mera interiorità spirituale, destinata solo a soddisfare gli appetiti dell'emozione estetica o la sete di meraviglioso, non certo i bisogni di sempre, urgenti e drammatici, di 'senso' e di 'salvezza'.
L'analisi della guerra angelica dev'essere, allora, ancorata direttamente ed esclusivamente ai dati rivelativi a disposizione sull'argomento, vale a dire, anzitutto, ai testi canonici (Antico e Nuovo Testamento). Solo così è possibile cogliere il senso razionale di questo enigmatico conflitto sacrale e individuarlo, infine, nella sua consistenza letterale e propria. Ma, se si affronta 1'analisi dei testi sugli Angeli c sulle 'guerre angeliche' cercando di cogliere il senso che gli estensori di tali testimonianze si erano formati intorno questi Esseri e ai loro comportamenti, non è consigliabile utilizzare quei concetti e quelle molteplici dicotomie elaborate e ritenute ovvie dal pensiero filosofico - scientifico occidentale. La distinzione materia/spirito, ad esempio, è di esclusiva matrice occidentale, non ha plausibilità nell'analisi delle manifestazioni sacrali generali. Le fonti veterotestamentarie sono ambigue, anzi, reticenti sul1'origine del Male e non dicono, poi, addirittura, nulla su quando come gli Angeli siano stati creati.
A un certo punto della narrazione biblica un Cherubino con la fiamma di una spada improvvisamente appare a guardia del fronte orientale del giardino dell'Eden. Ma è bene analizzare il racconto della Creazione. "In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'Abisso (Tehom) e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse 'Sia la luce!' E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre" (Genesi 1,1-3).
Nel secondo giorno creò il firmamento - chiamando più propriamente "cielo" - ossia una sorta di volta solida "con specchio di metallo fuso" (Giobbe 37, 18) quale diga per arginare straripamento delle acque di sopra, e solo nel terzo giorno, raccogliendo le acque di sotto in un'area circoscritta, creò il 'mare' e la 'terra' vera e propria, sul cui fronte il mare è destinato a infrangersi senza poterlo oltrepassare contro la volontà di Jahve.
Il cielo e la terra, allora, non sono altro che i 'baluardi di contenimento' posti Jahve contro 1a violenza potenzialmente sempre eversiva delle acque di sopra e 'di sotto ', perché esse tendono a tornare una cosa sola, come lo erano prima della Creazione.
Soccombere alle forze del Male significa, di fatto, per l'uomo e per il cosmo, regredire a uno stato di disordine, totale o parziale, a una condizione esistenziale ne gativa, informe e ottusa, di cui il Caos acqueo che tutto livellava e azzerava ai primordi costituisce il modello mitico paradigmatico. Al cospetto di Jahve, insomma, il 'nulla' è costituito dalle acque primordiali, esistenze potenti, tenebrose e terrifiche perché caotiche e quindi, di necessità, essenzialmente nullificanti.
Dato lo stato di impotenza radicale dell'uomo e del mondo, sottoposti quotidianamente alle aggressioni grandi o piccole da parte delle forze del Male, le Potenze del Bene,a1 fine di conservare integre le proprie creazioni, sono costrette direttamente o tramite Intermediari potenti a una continua attività salvifica di sorveglianza e di repressione.
Tra le figure protagoniste di queste guerre cosmiche vanno annoverati, in area veterotestamentaria, da una parte un 'Essere Supremo', celeste e uranico, e onniveggente, 'Creatore e Signore del mondo', 'Dio degli eserciti', 'Alleato del popolo eletto', Jahve, insieme all'elusivo universo dei Suoi divini servitori fedeli, denominati ellenicamente 'Angeli', di cui solo alcuni nomi sono noti e ricorrenti nei Testi. Nella corte celeste questi 'figli di Dio' rivestono ruoli specifici e svolgono molteplici funzioni amministrative per delega divina.
Essi sarebbero distribuiti, secondo lo pseudo Dionigi Areopagita, in un ordine rigorosamente gerarchico e, come ministri, guerrieri, informatori, scribi, servitori, stanno agli ordini indiscutibili di Jahve. Ma, se l'esercito celeste è costituito da tutti gli Angeli, colui che si oppone decisamente a Satana, il "principe di questo mondo" (Giovanni 12,31), è 1'Arcangelo Michele, il 'grande condottiero ' che i Giusti si troveranno accanto nel "tempo della grande angoscia", quello dell'inizio della 'guerra' che sarà alla fine del mondo (Daniele 12,1).
Dall'altra le Potenze avverse del Male, tenebrose e infere, sarebbero distribuite anch'esse in un ordine gerarchico di tipo burocratico- militare in cui i Demoni sono raggruppati in legioni di 6666 unita, comandate - in un numero oscillante tra 200 (sotto il Demone Paymon) e 10 (sotto il Demone Valefar) - da re, principi, duchi, marchesi, conti e presidenti.
Tali sinistre, fantasmatiche figure risaltano non già per una iconografia 'mostruosa' che, in realtà, è da loro condivisa con gli stessi Angeli, ma, piuttosto, per un'indole totalmente aliena, fatta di cieca e ostinata violenza, di comportamenti abnormi e sconvenienti, difficilmente prevedibili e controllabili, da cui traspaiono i tratti dell'ancestrale origine caotica e del disordine precosmico. Agiscono, presumibilmente 'a mezz'aria', tra la sede celeste dell'Altissimo e la terra abitata dagli uomini, 'a portata', per così dire, 'd'uomo e d'Angelo', e proprio in tali bassure, dove l'aria e più densa, caliginosa, umida e, quindi, acquosa, avvengono le più spettacolari e terrifiche ierofanie dell'immane conflitto.
Il Male insomma (infermità, vecchiaia, sterilità e morte di uomini, di animali e di vegetali, carestie e disastri naturali, quali inondazioni, siccità, incendi, terremoti, o sociali, quali disordini intestini e guerre, turbe di ogni specie) è da intendere, in blocco, 'realisticamente' ed 'essenzialmente' - ossia miticamente - come la regressione distruttiva, parziale o totale, dall'ordine al disordine, ossia dal Cosmo naturale e sociale al Caos delle origini. Tale potenza implosiva va dunque affrontata con ogni mezzo di vigilanza e di repressione. L'ossessiva e, tuttavia reticente, fenomenologia preminentemente ofidica del Maligno nell'Antico Testamento, come il Serpente dell'Eden, Raab, il Drago, il Leviatano, il Serpente tortuoso e guizzante (il coccodrillo), Tannin, Behemot (1'ippopotamo), non è altro che una sequenza di variazioni epifaniche sul grande tema mitico delle tenebrose acque primigenie, sopraffatte, ma non annientate, dalle forze avverse della Creazione.
Nel contesto mitico-rituale giudaico-cristiano, dunque, la lotta vittoriosa cosmogonica dei primordi da parte di Jahve contro il Caos acqueo e 1'annientamento totale sancito negli oracoli delle Apocalissi, costituisce il mitologhema originario che si ripete realmente in tutti gli eventi bellici del popolo eletto da Dio; mentre il tumulto delle nazioni, degli accampamenti e degli eserciti nemici in marcia, è puntualmente identificato nella Bibbia, e non certo metaforicamente, con il fragore delle 'grandi acque'. Tali eventi, allora, non vanno assunti e vissuti come fatti che si dipanano in un tempo storico, ma come mere ripetizioni di un contrasto e di una resistenza delle forze del Caos originario nei confronti delle Potenze benefiche creatrici. Miticamente, quindi, non ci sono molte e diverse guerre avvicendantisi nel tempo della storia, ma un'unica, identica 'guerra', suscitata dal Gesto benefico e creatore di Dio, che è tuttora in corso, e che si concluderà solo con l'annientamento finale del Male e la glorificazione della Gerusalemme del popolo eletto e della Chiesa dei Beati (secondo le Apocalissi giudaiche e cristiane). Lo scontro campale della fine dei tempi avrebbe, allora, un unico possibile senso, quello dell'epilogo di questa guerra mitica precosmica che, in quanto tale, non ha e non può avere significato storico alcuno.
In verità, fin dai "tempi antichi il Signore ha fissato il giorno della grande battaglia". Così, se da una parte tutte le guerre di Israele e della cristianità premoderna hanno sempre risonanza e portata cosmiche indubitabili e sono, in definitiva, 'micro-apocalissi', dall'altra, la fine del mondo sarà preceduta da una guerra cosmica totale che, sebbene, probabilmente, originata nei tempi e luoghi ove 1'uomo ancora non c'era, coinvolgerà, certo, l'umanità e le terre da essa abitata. L'Apocalisse, quindi, dovrebbe realizzare finalmente quel sogno - occulta radice dell'ostinato istinto bellico - invano sempre accarezzato dai cuori dei guerrieri: quello della distruzione definitiva del Male in tutto il mondo e in tutti i suoi molteplici aspetti. Dovrebbero avvenire, allora, con il ritorno del Messia sulla terra, la glorificazione dei Giusti che risorgeranno a nuova ed eterna vita, trionfando sul Male e, quindi, sulla Morte, il castigo senza appello dei malvagi, il dilatarsi nel cosmo del dominio dei Giusti e dei Beati, la pace perpetua e 1'avvento di nuovi cieli e di nuove terre. In definitiva, con 1'Apocalisse, che conduce alla perfezione un universo nato o divenuto imperfetto, si conclude, di fatto, il lavoro cosmogonico di Dio con l'aggiunta di un "settimo giomo", non meno faticoso e creativo dei precedenti. L'evento apocalittico e, in definitiva, cio che Dio "fara il settimo giomo", portando a conclusione la Sua Creazione. Il giorno dell'ira, quello della 'mietitura', il giorno rovente come un fomo, tenebroso per nube e caligine, piombera improvviso "come un ladro nella notte" al suono delle trombe angeliche, non diverso da quello lanciato dalle sentinelle che, allertando gli eserci- ti accampati, intimano ai guerrieri di adunarsi in fretta per il com- battimento. Il Signore, circondato dalle 'mietitrici' armate angeli- che, dovra uscire ancora, per 1'ultima volta, "con mano forte e brac- cio teso" contro i nemici di Israele e contro gli avversari di Cristo, schierati su di un campo grande quanto il mondo, perche essi, nella pienezza dei tempi (cioe con 1'avvento dell'Anticristo) hanno rag- giunto una potenza e una estensione tali da mettere a repentaglio, ormai, la vita dell'uomo e del cosmo, cioe la Creazione stessa. Ma il destino vittorioso e scontato perche esso e gia presente 'n carne ed ossa' nella rivelazione oracolare. La figura solare e aggressiva del Cristo che nell'Apocalisse di san Giovanni appare all'apostolo in estasi - occhi fiammeggianti, piedi simili al bronzo lucente, spada a doppio taglio emergente dalla bocca, voce simile al "fragore di grandi acque" - non lascia dubbio alcuno sull'imminenza dello scontro escatologico. In mezzo e intor- no al Trono dell'Altis simo, circonfuso di lampi, tuoni e voci, quat- tro Esseri simili ai Cherubini di Ezechiele, dall'aspetto di leone, di vitello, di uomo e di aquila volante, cosparsi di occhi davanti e di dietro e muniti di sei ali, occhiute anch'esse, inneggiano all'Onnipotente, seguiti, poi, dai cori "di miriadi di Angeli" in lode dell'"Agnello", come i guerrieri sogliono esaltare con le grida i loro capi per esaltarsi a vicenda alla vigilia di ogni grave scontro.
L'apertura dei sette sigilli a opera di Cristo, che stringe nelle mani il rotolo degli eventi finali decretati da Dio, ritma la sequenza incalzante dei disastri umani e cosmici che precedono sinistramente la fine dei tempi, ossia invasioni, guerre, carestie, pestilenze, morti, terremoti, sole nero, luna rossa, caduta di astri e 1'accartocciarsi della volta del cielo. I quattro Angeli, che comandano dai quadranti del mondo i venti devastatori, attendono immobili, prima di abbattersi sulla terra e dare inizio alla strage, che venga impresso sulla fronte di tutti i servi di Dio il segno del loro riconoscimento di uomini giusti. All'apertura del settimo sigillo verranno date agli Angeli sette trom- be che Essi inizieranno a suonare una dopo 1'altra, provocando sulla terra disastri di origine meteorica e, soprattutto, astrale, e solo dopo lo squillo della settima tromba si compira il mistero di Dio, secondo le profezie. Un Angelo decaduto, al suono della quinta tromba, aprira il pozzo dell"Abisso' dal quale, come da una fomace, si spri- gioneranno, insieme a un fumo tanto denso da oscurare il sole, scia- mi di mostruose cavallette dal ventre corazzato che, simili a cavalli da battaglia catafratti, ma con volto e capelli umani, con zanne leo- nine e code di scorpione, muoveranno all'assalto dei malvagi con le loro ali rombanti come carri da guerra trainati da molti cavalli lan- ciati al galoppo. Lo squillo della sesta tromba sciogliera i legami dei quattro Angeli incatenati del fiume Eufrate e duecento milioni di cavalieri corazzati di fuoco, di giacinto e di zolfo, che montano cavalli dalla testa leonina e dalle code ofidiche, vomitanti fuoco, fumo e zolfo, stermineranno un terzo dell'umanita. 11 settimo squillo di tromba-schiudera il Santuario celeste di Dio e 1'Arca dell'Alleanza apparira nel varco dei cieli, accompagnata dagli sconvolgimenti meteorici e ctoni, tradizionalmente sempre col- legati alle grandi ierofanie celesti. L'esibizione del massimo della cra- tofania sacrale e, di fatto, 1'inizio dello scontro. In cielo una Donna incinta del Messia, vestita di sole, coronata da dodici stelle e con la luna sotto i Suoi piedi, verra assalita - nel vano tentativo di divor ne il figlio appena nato - da un enorme drago rosso dalle sette testi dalle dieci coma, la cui coda rovinera giu sulla terra un terzo de stelle del cielo. Michele e le sue legioni piomberanno in forze su lui e sui suoi accoliti e "il grande Drago, il Serpente antico, colui c chiamiamo diavolo e Satana sara precipitato sulla terra" ancora vivente e furente. E Satana, a conferma della sua primordiale matr acquea, dopo aver tentato di affogare la Donna - che si invola ve il deserto con due ali d'aquila - vomitando su di Lei un fiume d': qua, si ferma infine in riva al mare per conferire alla 'Bestia' em gente dalle acque - un pauroso mostro con dieci coma e sette teste simile a una pantera, ma con zampe d'orso e con bocca leonina - forza, il trono e la potesta per dominare sui potenti della terra, ~ guerreggiare contro i Santi e, infine, per vincerli. Ad apparizioni angeliche che annunziano 1'ora del giudizio e altre che mietono e vendemmiano le nazioni, perche la pienezza i tempi e ormai giunta, si avvicendano sulla scena apocalittica se Angeli muniti di sette coppe, colme dell'ira divina, che essi dovr; no rovesciare sulla terra, sul mare, suHe acque, sul sole, sul tro della Bestia, sull'Eufrate e in aria, causando rovine immani co mai prima. Ma dalla bocca del Drago e della Bestia usciranno, so 1'aspetto di rana, tre spiriti immondi che, facendo prodigi, andr; no a radunare tutti i re di tutta la terra, quelli che nel gran gior di Dio si scontreranno sulla piana fatale di Armaghedon. Cristo con corona e occhi fiammeggianti scendera in campo ~ la prima volta, montando un cavallo bianco, seguito dagli esen celesti, anch'essi su cavalli bianchi e vestiti di lino candido e pu Mentre un Angelo, ritto sul sole, comandera a gran voce agli ucc che volano in mezzo al cielo di radunarsi per cibarsi a sazieta d( cami di coloro che cadranno nella imminente carneficina: re, ei capitani, cavalieri e cavalli. La Bestia e i re della terra con i h eserciti si scontreranno con le schiere dell'Altissimo e dopo 1'ecci totale degli sventurati accoliti - trafitti dalla spada a doppio ta~ che si protende dalla bocca del Verbo - la Bestia e il 'falso prof< verranno catturati e gettati nello stagno di fuoco e di zolfo. Satana radunera per 1'ultima volta, dai quattro angoli della te: tutte le nazioni nemiche del popolo di Dio, che marceranno dilag, do sull'intera superficie terrestre e, sebbene all'assedio Gerusalemme e dell'accampamento dei Santi gli eserciti guidati Dragone saranno numerosi come i granelli della sabbia del mare, i verranno inceneriti da un fuoco fatto piombare su di loro dal cielo. guerra escatologica si concludera, quindi, con la desacralizzazione Male che, da cratofanico che era, perche sacro, diverra del tu impotente: nello stagno di fuoco e di zolfo Satana, la Morte e Inferi stessi andranno a fare compagnia, per i secoli dei secoli,; Bestia e al falso profeta che li avevano preceduti. Cosi, su una T( talmente purificata dal lutto, dal lamento e dall'affanno da non rin nirvi piu nemmeno il relitto piu imponente della loro arcana e rer ta matrice caotica primigenia - il mare - illuminata senza posa r piu dal sole o dalla luna, ma dalla Gloria di Dio e dell'Agnello i hanno fugato ogni tenebra, discendera dal cielo la Gerusalemme s tificata dove Dio e Cristo abiteranno con i Giusti, che potranno fir mente guardare il volto del Signore senza morire. Una citta re: comunque, squadrata a regola d'arte, costruita con metalli nobili, ~ tre preziose e perle, cinta, ancora, da alte mura guarnite di dodici porte, vigilate da dodici Angeli, e con al centro della piazza della c '1'albero della vita' i cui frutti, di dodici raccolti 1'anno, sfamerar tutti.
"Il mondo intero e il paradiso diventeranno una cosa sola" i guerra, solo allora, scomparira del tutto e dovunque, perche essa i avra ormai piu senso alcuno. Ma questa pace etema, sempre bram dagli uomini, potra scaturire solo da una guerra paradigmatica vil riosa, come esito della lotta radicale e definitiva contro il Male.
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