Angeli nei Simboli

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Le antiche sculture orientali, rappresentanti figure umane alate come personificazioni di geni e creature sovrannaturali, influenzarono certamente la tendenza cristiana a raffigurare gli angeli come esseri muniti di ali, cosa che l'arte protocristiana per lungo tempo aveva evitato (probabilmente per impedire che gli angeli venissero confusi con personificazioni quali Nike/Victoria, Gloria e Agatha Tyche, la "buona sorte" dell'imperatore). Intorno al IV secolo fecero la loro comparsa immagini di angeli con nimbo (aureola) e ali, fanciulli vestiti di bianco che hanno in mano la bacchetta del messaggero, gigli (simbolo dell'amore puro e verginale), rami di palma ("Il giusto fiorisce come una palma", Salmi 92, 13), spade fiammeggianti per combattere il diavolo, incensieri, bandiere (l'arcangelo Michele vincitore del ribelle Lucifero) o trombe (per annunciare il Giudizio Universale).

Nel medioevo e nel primo rinascimento gli angeli vengono sempre più raffigurati come androgini o fanciulle. Si afferma ugualmente già nel XII secolo la tendenza a raffigurare simbolicamente gli angeli con teste alate (indice di "non-corporeità") e nella veste di fanciulli ("innocenza"), tendenza che trova poi la sua definitiva manifestazione idillica nei putti angelicati tipici del barocco.

Spesso i Cherubini sono rappresentati con spade di fuoco (un cherubino sorveglia l'entrata del paradiso con in mano una spada di fuoco dopo il peccato originale di Adamo ed Eva e dopo la loro cacciata), i Serafini invece come servitori che circondano il trono di Dio ("e io vidi un grande trono bianco e Colui che vi siede. Dinanzi a Lui fuggono la Terra e il Cielo", Apocalisse di Giovanni); l'arcangelo Gabriele durante l'Annunciazione, Michele che combatte contro il drago Lucifero e Uriele accanto al sepolcro vuoto di Gesù Cristo, infine l'angelo sulla scala di Giacobbe (simbolo della comunicazione tra Dio e l'uomo) e nel barocco l'angelo che guida le anime che si sono purificate nel fuoco del purgatorio e che ora salgono dolcemente al cielo.

A Raffaele, 1'Angelo che si definisce "Uno dei sette Angeli che stanno innanzi a Dio e che hanno accesso alla maestà del Signore" e che solo in testi non biblici e nella tradizione e chiamato "Arcangelo", sono stati infatti attribuite le funzioni più disparate sino a tramutarsi, a partire dal XVI secolo, come testimonia 1'iconografia popolare, nell' "Angelo custode".

Nel XIX secolo si sviluppò la tendenza alla raffigurazione dell'angelo custode di ogni persona, soprattutto dei bambini.

L'Angelo Rasiele è un simbolo molto presente nella mistica ebraica e legato anche agli angeli è il "libro": perfino Adamo, il primo uomo, viene a esso associato. Nel Libro di Rasiele (Sefer Razielis), del XIII secolo, al padre originario scacciato dal paradiso appare l'angelo Rasiele che gli comunica: "Sono venuto per farti volgere gli occhi in pure dottrine e in pura saggezza, e per renderti familiari le parole di questo libro sacro. (...) Adamo, fatti coraggio, non darti pena e non aver paura, prendi questo libro dalle mie mani e servitene con precauzione, poiché da esso attingerai il sapere e lo farai conoscere a chi di esso è degno e a colui al quale è destinato. (...) Adamo lo custodì in santità e purezza". La trasmissione di un sapere superiore era concepibile solo con l'ausilio di un libro che aveva origine in sfere superiori.

L'Angelo Israfil infine, indica simbolicamente la morte nella mitologia islamica: egli sta accanto al trono di Allah ed elimina dall'albero del mondo quelle foglie su cui è scritto il nome degli uomini di cui Allah ha deciso la morte (per questo motivo quelle foglie cadono a terra). Dopo di che, l'angelo della morte va a fare visita a quegli uomini e, presentandosi di volta in volta sotto forme diverse, annuncia loro che è giunta l'ora del trapasso: "Ad Adamo apparve sotto la forma di un caprone, ad Abramo sotto quella di un vecchio malato, a Mosè invece con l'aspetto di un uomo robusto" (W. Beltz 1980). Pur non essendo mai citato per nome nel Corano, è l'angelo della morte Israfil quello che procurò la terra dai sette colori necessaria per la creazione dell'uomo, dopo di che la terra ottenne da Allah la promessa che, quando l'uomo moriva, sarebbe entrata di nuovo in possesso della sua componente materiale.

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